I link interni sono collegamenti ipertestuali tra pagine dello stesso dominio. L’insieme di tutti i link interni definisce la struttura del sito web e determina come il PageRank fluisce dalla homepage verso le pagine interne, come il crawler scopre e prioritizza i contenuti, e come l’utente naviga tra le risorse del sito.
A differenza dei backlink, i link interni sono interamente sotto il tuo controllo. Sono lo strumento più diretto per comunicare a Google la gerarchia dei contenuti, la relazione semantica tra le pagine e le priorità di scansione. In questa guida analizzo nel dettaglio come funzionano, come progettare un’architettura efficace e come identificare e correggere i problemi più comuni.
Cosa sono i link interni
Un link interno è un tag <a href="..."> che collega due pagine appartenenti allo stesso dominio. Dal punto di vista tecnico, ogni link interno trasferisce tre tipi di informazione:
- Segnale di scoperta: indica al crawler che esiste un’altra pagina raggiungibile da quella corrente.
- Segnale di rilevanza: l’anchor text e il contesto circostante comunicano a Google di cosa tratta la pagina di destinazione.
- Segnale di importanza: il PageRank della pagina sorgente viene distribuito tra tutti i link in uscita, inclusi quelli interni. Più link interni riceve una pagina, più PageRank accumula.
Questi tre segnali operano simultaneamente e sono alla base di qualsiasi strategia di SEO tecnica che miri a ottimizzare la struttura del sito.
Come funzionano i link interni: PageRank e crawling
Per capire il valore dei link interni è necessario comprendere come funziona Google nelle sue fasi fondamentali: crawling, indicizzazione e ranking. I link interni intervengono in tutte e tre.
Crawling e scoperta delle pagine
Googlebot segue i link interni per scoprire nuove pagine e per rivisitare quelle già note. La frequenza con cui una pagina viene crawlata dipende, tra gli altri fattori, da quanti link interni la puntano e dalla qualità delle pagine sorgenti. Una pagina linkata dalla homepage (che tipicamente ha il crawl rate più alto) verrà scoperta e ri-crawlata molto più rapidamente di una pagina raggiungibile solo dopo 5 click.
Il crawl budget di un sito è una risorsa limitata. I link interni determinano come questa risorsa viene allocata: pagine ben collegate consumano crawl budget regolarmente, pagine orfane o con pochi link interni rischiano di non essere crawlate per settimane.
Distribuzione del PageRank
Il PageRank è un algoritmo che assegna un punteggio di importanza a ogni pagina web basandosi sulla quantità e qualità dei link che riceve. I link interni partecipano a questo calcolo esattamente come i backlink esterni, con la differenza che sono interamente sotto il tuo controllo.
Il PageRank di una pagina viene distribuito equamente tra tutti i link in uscita (interni ed esterni). Se una pagina con PageRank 10 ha 5 link in uscita, ciascun link trasferisce approssimativamente 2 unità di PageRank (con il damping factor del modello originale al 0.85). Per questo motivo, il numero di link in uscita per pagina ha un impatto diretto sulla quantità di equity che ogni singolo link trasferisce.

Anchor text come segnale semantico
L’anchor text dei link interni è un segnale on-page che Google utilizza per comprendere il topic della pagina di destinazione. A differenza degli anchor text dei backlink (dove un controllo eccessivo rischia penalizzazioni), gli anchor text interni possono e devono essere ottimizzati con precisione.
Regole operative per gli anchor text interni:
- Descrittivi e specifici: “guida completa al crawl budget” è meglio di “clicca qui” o “leggi di più”.
- Coerenti con la pagina di destinazione: l’anchor text deve riflettere il contenuto effettivo della pagina target.
- Variati ma non artificialmente: variazioni naturali che includano la keyword target e sinonimi contestuali.
- Mai lo stesso anchor per pagine diverse: se usi lo stesso anchor text per puntare a due pagine diverse, stai creando un segnale ambiguo. Questo scenario è una delle cause più comuni di cannibalizzazione.
Struttura del sito e architettura dei link interni
La struttura dei link interni non è mai casuale in un sito ben progettato. Corrisponde a un’architettura informativa precisa che determina come il contenuto è organizzato, come il crawler lo scopre e come l’utente lo naviga.
Struttura a piramide
Il modello classico è la struttura gerarchica a piramide: homepage al vertice, categorie al secondo livello, sottocategorie al terzo, pagine foglia alla base. Ogni livello linka al successivo e al precedente, creando percorsi di navigazione prevedibili sia per l’utente che per il crawler.

La piramide funziona perché rispecchia il modello mentale degli utenti e concentra il PageRank naturalmente: la homepage raccoglie la maggior parte dei backlink e li distribuisce verso le categorie, che a loro volta li passano alle pagine foglia. Il problema emerge quando la piramide è troppo profonda (5+ livelli) o troppo sbilanciata (una categoria con 10.000 pagine, un’altra con 5).
Struttura SILO
La struttura SILO organizza i contenuti in cluster tematici verticali. Ogni silo è un gruppo di pagine semanticamente correlate che si linkano intensamente tra loro, con link limitati verso altri silo. L’obiettivo è concentrare la rilevanza tematica: Google interpreta un silo ben costruito come un’area di competenza profonda su un determinato topic.

Nella pratica, i silo puri sono difficili da mantenere e spesso controproducenti. La realtà è che i topic si sovrappongono: un articolo sui link interni è rilevante sia per il silo “SEO tecnica” che per il silo “content strategy”. Linkare rigidamente solo all’interno del proprio silo significa perdere opportunità di contestualizzazione. La soluzione moderna è il modello hub-and-spoke.
Modello Hub-and-spoke
Il modello hub-and-spoke prevede una pagina “hub” (pillar page) che funge da centro tematico, collegata bidirezionalmente a una serie di pagine “spoke” (articoli satellite) che approfondiscono sotto-argomenti specifici. Gli spoke possono linkarsi tra di loro quando la relazione semantica lo giustifica.
Questo approccio è più flessibile della struttura SILO perché consente link cross-topic quando sono rilevanti, mantenendo al contempo una chiara gerarchia tematica. È il modello che utilizzo sulla maggior parte dei progetti editoriali e degli e-commerce che gestisco.
Profondità piatta vs profondità elevata
Una struttura piatta (flat) minimizza i livelli di navigazione, rendendo tutte le pagine raggiungibili in 2-3 click dalla homepage. Una struttura profonda crea gerarchie con 5+ livelli. In generale, la struttura piatta è preferibile per siti fino a qualche migliaio di pagine, mentre siti molto grandi (100k+ URL) necessitano di una gerarchia più profonda per organizzare i contenuti in modo logico.

Il parametro critico non è il numero assoluto di livelli, ma la distanza media dal punto di ingresso del PageRank. Se la homepage è a distanza 1, le pagine strategiche dovrebbero essere a 2-3, mai oltre 4. Puoi verificare questa metrica con Screaming Frog analizzando la colonna “Crawl Depth”.
Distribuzione dei link interni
La distribuzione dei link interni descrive come i link sono ripartiti tra le pagine del sito. Un’analisi della distribuzione rivela immediatamente le patologie strutturali: pagine orfane, pagine sovra-linkate, sezioni del sito isolate dal flusso principale di PageRank.
Analizzare la distribuzione con Screaming Frog
Lo strumento più efficiente per analizzare la distribuzione dei link interni è Screaming Frog. Dopo un crawl completo del sito:
- Vai alla tab Internal e ordina per Inlinks (link in ingresso).
- Esporta i dati in CSV e calcola la distribuzione: media, mediana, deviazione standard del numero di inlink per pagina.
- Identifica gli outlier: pagine con zero o pochissimi inlink (potenzialmente orfane) e pagine con un numero spropositato di inlink (tipicamente pagine di navigazione, non di contenuto).
- Confronta la distribuzione dei link con i dati di performance da Google Search Console per capire se le pagine con più traffico organico sono anche quelle che ricevono più link interni.

Come dovrebbe essere una distribuzione sana
In una distribuzione sana dei link interni:
- Le pagine strategiche (quelle che targettizzano le keyword con più volume e valore commerciale) ricevono il maggior numero di link interni contestuali.
- Nessuna pagina indicizzabile ha zero link interni in ingresso. Se una pagina merita di stare nell’indice, merita almeno un link interno.
- La distribuzione non è troppo concentrata: se il 90% dei link interni punta a 5 pagine, il restante contenuto è sotto-servito.
- I link di navigazione (menu, footer, sidebar) non dominano il conteggio. Quello che conta di più per la SEO sono i link contestuali nel corpo del contenuto.
Visualizzare la struttura dei link interni
Oltre ai dati tabulari, la visualizzazione grafica della struttura dei link interni permette di individuare pattern non evidenti dai numeri. Strumenti come Screaming Frog (Visualisations > Crawl Tree Graph e Force-Directed Diagram), Sitebulb e script Python custom con NetworkX permettono di generare grafi dei link interni che mostrano cluster di contenuti, nodi isolati e percorsi di navigazione dominanti.

Strategia di internal linking
Avere una struttura tecnicamente corretta non basta: serve una strategia consapevole che definisca quali pagine linkare, da dove, con quale anchor text e con quale frequenza. La strategia di internal linking deve essere integrata nella pianificazione editoriale, non aggiunta come intervento correttivo a posteriori.
Link contestuali vs link navigazionali
Esistono due tipologie fondamentali di link interni:
Link navigazionali — presenti nel menu principale, footer, sidebar, breadcrumb. Sono strutturali, ripetuti su tutte (o quasi) le pagine del sito. Servono per la navigazione dell’utente e per garantire che le pagine principali siano sempre raggiungibili. Il loro peso come segnale SEO è diluito dalla ripetizione.

Link contestuali (editoriali) — inseriti nel corpo del testo, all’interno di paragrafi che trattano un argomento correlato alla pagina di destinazione. Questi sono i link interni più potenti dal punto di vista SEO perché:
- Sono circondati da contesto semantico rilevante.
- Hanno anchor text descrittivi e unici.
- Non sono ripetuti su ogni pagina del sito (quindi il segnale non è diluito).
- Google li interpreta come raccomandazioni editoriali genuine.

Ottimizzazione degli anchor text interni
L’anchor text dei link interni è uno dei segnali on-page più diretti che puoi controllare. La strategia ottimale prevede:
- Anchor primario: la keyword target esatta della pagina di destinazione. Usalo nella maggior parte dei link interni verso quella pagina.
- Anchor variati: variazioni long-tail, sinonimi, frasi che includono la keyword target in modo naturale.
- Mai anchor generici: “clicca qui”, “leggi di più”, “questo articolo” non trasferiscono segnali semantici utili.
- Coerenza 1:1: un anchor text specifico dovrebbe puntare sempre alla stessa pagina. Se “crawl budget” linka a /blog/crawl-budget/ in un articolo, non deve linkare a /blog/googlebot/ in un altro.
Link equity sculpting senza nofollow
Il vecchio approccio di “scolpire” il flusso di PageRank usando il nofollow sui link interni è obsoleto dal 2009, quando Matt Cutts confermò che il PageRank “evaporato” dai link nofollow non viene redistribuito ai link follow della stessa pagina.
Le tecniche moderne di equity sculpting si basano su:
- Architettura informativa: posizionare le pagine strategiche a meno livelli di profondità dalla homepage.
- Densità di link contestuali: creare più contenuti che linkano naturalmente alle pagine target.
- Riduzione dei link per pagina: meno link in uscita = più PageRank per singolo link.
- Consolidamento dei contenuti: unire pagine deboli in contenuti completi che ricevono tutti i link interni concentrati (parte del processo di content audit).
- Pulizia dei redirect: correggere catene di redirect e redirect interni che disperdono equity lungo il percorso.
Errori comuni nell’internal linking
Dopo aver analizzato centinaia di siti in fase di SEO audit, posso identificare gli errori ricorrenti che compromettono l’efficacia dei link interni.
Pagine orfane
Una pagina orfana è una pagina indicizzabile che non riceve alcun link interno. Googlebot può scoprirla solo tramite sitemap XML, backlink esterni o se la conosce da un crawl precedente. Nella pratica, le pagine orfane tendono a essere crawlate raramente e a rankare male, indipendentemente dalla qualità del contenuto.
Cause tipiche:
- Contenuti creati e mai integrati nella struttura di navigazione o nei contenuti correlati.
- Paginazione rotta: pagina 5 di una lista non più raggiungibile perché la pagina 4 è stata rimossa.
- Redesign del sito che elimina link dalla sidebar o dal footer senza sostituirli con link contestuali.
- Prodotti o articoli rimossi dal catalogo ma non dal sitemap XML.
Per individuare le pagine orfane puoi incrociare i dati del crawl con quelli della sitemap e di Google Search Console: le pagine presenti nell’indice ma non raggiungibili dal crawl sono orfane.
Catene di redirect
Un link interno che punta a un URL in redirect 301, che a sua volta è in redirect 301 verso un terzo URL, crea una catena di redirect. Google segue fino a un massimo di 5 hop nella catena (nella documentazione ufficiale ne dichiara 10 per il fetcher), ma ogni redirect aggiuntivo introduce latenza e potenziale dispersione di segnale.
La soluzione è banale ma spesso trascurata: aggiornare periodicamente i link interni affinché puntino direttamente all’URL finale, senza passare per redirect intermedi. Screaming Frog segnala tutti i link interni che puntano a URL in redirect con il report “Redirected” nella tab Internal.
Over-optimization degli anchor text
Un errore meno comune ma insidioso è l’over-optimization degli anchor text interni. Se 50 pagine linkano alla stessa pagina tutte con lo stesso anchor text exact-match, il segnale risulta artificiale. Google non penalizza gli anchor text interni con la stessa severità dei backlink, ma un pattern troppo uniforme può ridurre l’efficacia del segnale e in casi estremi attirare scrutinio algoritmico.
Cannibalizzazione da linking errato
Uno dei modi più subdoli per creare cannibalizzazione è attraverso i link interni. Scenario tipico: hai due pagine che trattano topic simili. Se le linki entrambe con anchor text quasi identici da pagine diverse, stai comunicando a Google che entrambe sono rilevanti per la stessa query. Il risultato è che Google non sa quale delle due mostrare, alterna tra le due in SERP e nessuna raggiunge il posizionamento ottimale.
La prevenzione richiede una mappatura chiara: per ogni keyword target, una sola pagina di destinazione. Per ogni pagina di destinazione, anchor text coerenti e unici. Un content audit periodico è lo strumento per identificare e risolvere queste sovrapposizioni.
Eccessivo numero di link per pagina
Non esiste un limite tecnico rigido al numero di link per pagina. Google ha indicato che un tempo il limite pratico era intorno ai 100 link, ma oggi questo numero è molto più alto per pagine con buon PageRank. Il punto non è rispettare un numero magico, ma assicurarsi che ogni link presente abbia un motivo per esistere. Un footer con 200 link a pagine di basso valore diluisce il PageRank disponibile per i link contestuali nel corpo del testo.
Come analizzare i link interni del tuo sito
Un’analisi dei link interni efficace combina dati di crawl, dati di performance e visualizzazioni grafiche. Di seguito la metodologia che utilizzo nei miei audit.
Screaming Frog: l’analisi di base
Screaming Frog è il punto di partenza per qualsiasi analisi dei link interni. Dopo il crawl completo:
- Tab Internal > Inlinks: per ogni URL, quanti link interni lo puntano e da quali pagine.
- Tab Internal > Outlinks: per ogni URL, quanti link in uscita ha e verso dove puntano.
- Crawl Depth: quanti click servono dalla homepage per raggiungere ogni pagina.
- Orphan Pages: pagine presenti nella sitemap XML ma non raggiungibili dal crawl (richiede integrazione con Google Analytics o Search Console).
- Redirect Chains: Reports > Redirect Chains mostra tutte le catene di redirect e i loop.
- Anchor Text Report: Bulk Export > All Anchor Text per analizzare la distribuzione degli anchor text per pagina di destinazione.
Google Search Console: dati reali
Google Search Console fornisce i dati reali di come Google vede i tuoi link interni:
- Links > Internal Links: la lista delle pagine ordinate per numero di link interni rilevati da Google. Questo dato è basato sull’ultimo crawl completo di Google e potrebbe non corrispondere ai dati di Screaming Frog se il crawl non è recente.
- Performance: incrociando i dati di link interni con quelli di performance puoi identificare pagine ad alto potenziale (molte impression, pochi click) che potrebbero beneficiare di più link interni per aumentare il crawl rate e il ranking.
Analisi avanzata con Python
Per siti di grandi dimensioni, l’analisi manuale non scala. Ho documentato in dettaglio come costruire un grafo dei link interni con Python e NetworkX. L’approccio prevede:
- Esportazione dei dati di crawl (Screaming Frog o crawl custom con Scrapy).
- Costruzione del grafo diretto con NetworkX: ogni nodo è un URL, ogni arco è un link interno.
- Calcolo delle metriche di centralità: PageRank interno, betweenness centrality, degree distribution.
- Identificazione dei cluster con algoritmi di community detection (es. Louvain).
- Visualizzazione con matplotlib o Gephi per presentare i risultati.
Un esempio di calcolo del PageRank interno con Python:
import networkx as nx
import pandas as pd
# Carica i dati di crawl esportati da Screaming Frog
df = pd.read_csv("all_inlinks.csv")
# Filtra solo link interni follow, HTML
df = df[df["Type"] == "Hyperlink"]
df = df[df["Status Code"] == 200]
# Costruisci il grafo diretto
G = nx.DiGraph()
for _, row in df.iterrows():
G.add_edge(row["Source"], row["Destination"])
# Calcola il PageRank interno
pr = nx.pagerank(G, alpha=0.85)
# Ordina per PageRank decrescente
pr_sorted = sorted(pr.items(), key=lambda x: x[1], reverse=True)
# Top 20 pagine per PageRank interno
for url, score in pr_sorted[:20]:
print(f"{score:.6f} - {url}")
Questo script produce una classifica delle pagine per PageRank interno calcolato, confrontabile con la distribuzione dei link interni e con i dati di performance di Google Search Console. Le discrepanze tra PageRank calcolato e traffico reale indicano opportunità concrete: pagine con alto PageRank ma basso traffico potrebbero avere problemi di contenuto, mentre pagine con alto traffico ma basso PageRank interno sono candidate ideali per ricevere più link interni.
Tool complementari
Oltre a Screaming Frog, GSC e Python, altri tool utili per l’analisi dei link interni:
- Sitebulb: eccellente per le visualizzazioni della struttura dei link interni e l’identificazione automatica di problemi (pagine orfane, profondità eccessiva, distribuzione sbilanciata).
- Ahrefs Site Audit: include un report dedicato ai link interni con identificazione di opportunità (pagine con alto rating potenziale ma pochi link interni).
- Google Sheets / BigQuery: per incrociare dati di crawl, performance GSC e analytics in dataset analizzabili su larga scala.
Conclusione
I link interni sono il meccanismo più diretto e controllabile per influenzare come Google scopre, comprende e valuta le pagine del tuo sito. A differenza dei backlink, non dipendono da terze parti. A differenza degli aggiornamenti algoritmici, non cambiano da un giorno all’altro. Sono una costante sulla quale costruire una strategia SEO solida.
La metodologia si riassume in cinque passaggi operativi:
- Analizza la distribuzione attuale dei link interni con Screaming Frog e Google Search Console.
- Identifica pagine orfane, catene di redirect, cannibalizzazioni e squilibri nella distribuzione.
- Definisci una mappa keyword-pagina univoca per evitare conflitti di anchor text.
- Integra link interni contestuali in ogni nuovo contenuto pubblicato, linkando le pagine strategiche con anchor text descrittivi.
- Monitora l’impatto misurando crawl rate, posizionamento e traffico organico sulle pagine modificate.
L’internal linking non è un’attività da fare una volta e dimenticare. È un processo continuo che deve essere parte integrante di ogni SEO audit periodico e di ogni strategia di pubblicazione contenuti. Ogni nuovo articolo è un’opportunità per rafforzare la rete di link interni; ogni articolo esistente è un potenziale donatore di equity verso i contenuti più recenti e strategici.

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Autore
Mi chiamo Giovanni Sacheli e dal 2009 aiuto le aziende a farsi trovare online. Sono specializzato in SEO tecnica e PPC, competenze che applico quotidianamente nella mia agenzia, Searcus Swiss Sagl. Mi piace sviluppare strumenti a supporto del mio lavoro, ho creato SEOdata.app e cluster.army e co-scritto il libro SEO Audit Avanzato. Curo maniacalmente questo blog per colleghi e appassionati, dove mi "appunto" quello che imparo. Sono un NERD anni '80, motociclista e orgoglioso papà di due bambini.
Link:
Giovanni Sacheli
SEO Audit Avanzato
Searcus Swiss Sagl
SEOdata.app
cluster.army
Commenti |37
Lascia un commentoCiao, ma se la gerarchia è importante perché sempre più siti nuovi eliminano la parte tra dominio e identificativo dell’articolo, ovvero il nome della categoria, ecc.?
Poi vorrei capire il perché sia nociva una struttura non equilibrata (voglio dire, che cambia se la sezione 1 è molto più grande della sezione 2?).
E la spiegazione su Categorie e tag ridondanti non mi è chiarissima…
Ci possono essere tantissimi motivi per accorciare l’URL: Twitter consente solo 140 caratteri, gli utenti ricordano meglio URL brevi, etc. Ad ogno modo la SEO non è ciò che fanno sempre più persone :)
Ci sono tanti modi per aiutare Google a capire la struttura del sito, più segnali mandi e meglio è.
La ridondanza cat/tag è per evitare i contenuti duplicati.
Bellissimo articolo. Vorrei sistemare questa cosa su prestashop ma ho il seguente dubbio:
se vendo ad esempio profumeria devo cambiare il nome della categoria vista l’alta concorrenza come parola di ricerca, lascio quest come nome della categoria e ne creo una sotto categoria più specifica con il nome della parola di ricerca con meno concorrenza, ad esempio profumeria novita 2015 oppure lascio il nome della categoria profumeria ed inserisco nell’url novita 2015 ?
Ciao Ottavio, grazie per il commento :) Posso consigliarti di leggere prima qui https://www.evemilano.com/seo-prestashop-cosa-sapere/
Non è il massimo tenere le categorie negli URL!
Ottimo articolo, Giovanni, soprattutto molto interessante il discorso sull’equilibrio della struttura del sito. Ti confesso che non ne avevo mai sentito parlare così. :-)
A questo proposito ti faccio una domanda. Anche prendendo spunto da quello che dici, vorrei “ridisegnare” la struttura del mio sito, che in questo momento ha 3 sezioni principali. 2 di queste sezioni le vorrei spostare su altrettanti nuovi domini, per ragioni di coerenza dei contenuti.
In pratica solo una sezione resterebbe “agganciata” al vecchio dominio (che esiste da 14 anni), mentre le altre sarebbero trasferite su altrettanti (nuovi) domini. La domanda è questa:
==> In base alla tua esperienza, potrei riuscire a conservare il posizionamento delle pagine di ogni sezione (tutte con ottimo ranking) effettuando questo spostamento?
(ovviamente facendo tutto per benino, seguendo le linee guida di Google sulla migrazione dei siti, usando correttamente i redirect 301, aggiornando i link in ingresso ecc.)
PS. in giro ho trovato sempre indicazioni sullo spostamento di un INTERO sito verso un altro dominio, ma quasi nulla sullo spostamento di una o più parti del sito.
Ciao Mauro grazie del commento. E’ difficile dare una risposta certa alla tua domanda – Il cambio di URL impatta sull’indicizzazione, sul ranking, sui backlink, sui segnali sociali, sui preferiti e molte altre sorgenti di traffico. Considera quanto perdi ed eventualmente quanto guadagnerai (in termini SEO) con il nuovo setup.
Se redirezioni tutto correttamente e aggiorni (dove possibile) i backlink non dovresti perdere ranking. Poi dipende… Se la nicchia è molto competitiva, per mantenere il ranking potrebbe servirti una domain authority che il dominio nuovo non ha.
Ti consiglio di iniziare spostando 1 sezione e vedere come viene digerita da google.
Buon lavoro!
Grazie mille per la (rapidisssima) risposta, Giovanni!
Alla prossima
:-)
Ciao Giovanni, complimenti per per il tuo Blog e per le guide.
Io ho un sito sul turismo diviso in due sezioni, una principale sviluppata in WordPress e un altra con uno script php installato in una sotto-cartella. La sezione in WordPress contiene articoli di qualità che parlano di destini di viaggi mentre l’altra sezione contiene annunci del tipo hotel + città aggregati da un programma di affiliazione.
Gli articoli di qualità sono circa 170 (aggiungo 2 articoli di qualità a settimana) mentre la sezione annunci contiene più di 2000 pagine. Queste 2000 pagine stanno assorbendo tutto il link juice sottraendolo dai 170 articoli di qualità? La settimana scorsa ho inviato la sitemap a Google di queste 2000 pagine e adesso gli articoli hanno perso ranking.
Inizialmente avevo pensato di bloccare queste pagine tramite il file robots o di aggiungere il tag noindex ma non ritengo sia la scelta migliore. Leggendo questo articolo mi sono convinto a spostare la sezione annunci in un sotto-dominio. Se sposto gli annunci in un sotto-dominio devo inviare a Google la sitemap? Devo re-direzionare tutti i vecchi URL verso le nuove pagine?
La mia intenzione è quella di spingere gli articoli, visto che posso usare keywords meno competitive, per poi dirigere gli utenti alla sezione annunci tramite link interni e modulo di ricerca. Cosa mi consigli?
Grazie mille!
Ciao Alberto, grazie per il commento. La tua domanda è abbastanza complessa e non ci sono regole generali che posso dirti, ci vorrebbe sicuramente una analisi dei link interni per capire se ci sono problemi di link juice. Quello che posso dirti è che gli annunci, se non curati, di bassa qualità e troppo corti, a Google non fanno impazzire. Dovresti anche capire se il calo nel posizionamento è dovuto ad un aggiornamento degli algoritmi o se è dovuto ad una modifica che hai fatto nel sito. Per un aiuto più mirato puoi compilare il form nella pagina contatti.
Buon lavoro.
Grazie Giovanni. In ogni modo se sposto la sezione degli annunci in un sotto-dominio non reco alcun danno al posizionamento della sezione principale? Ricevo traffico organico solo dalla sezione principale e nulla dagli annunci.
Non avendo informazioni sul sito non posso assicurarti niente ma, in genere, se togli qualcosa di bassa qualità quello che resta ne trae vantaggi. Fammi sapere come va :) Buon lavoro.
Buongiorno Giovanni. L’unica cosa che mi preoccupa è che entrambe le sezioni hanno lo stesso menu di navigazione con gli stessi link, che sono perlopiù categorie e qualche articolo importante. Spostando la sezione del sito in un sotto dominio mi ritroverò migliaia di link dal sotto-dominio al dominio di primo livello. Inoltre com’è adesso tutti questi link forse stanno dando importanza alle pagine linkate, non vorrei che togliendoli reco un danno. Non mi resta che testare :) Appena ho qualche risultato ti aggiorno. Grazie.
Buongiorno Alberto, se il tuo sito è molto grande potresti valutare di spostare inizialmente solo una categoria di annunci, per poi vedere come si comporta Google. In caso di risultati incoraggianti potresti poi decidere di spostare tutto il resto.
Ciao Giovanni, dopo aver spostato tutta la sezione degli annunci in un sotto-dominio riscontro un miglioramento del posizionamento generale.
Per favore ho bisogno di un consiglio. Devo creare circa 20-25 pagine con annunci di noleggio auto utilizzando pagine wordpress.
Usando pagine madre e sotto pagine (struttura A e B) avrò una migliore distribuzione del linkjuice oppure è indifferente? Inoltre è importante dividere gli annunci tra estero e nazionali come ho fatto nelle strutture A? Grazie mille.
Struttura A
noleggio-auto-estero/
noleggio-auto-estero/francia/
noleggio-auto-estero/francia/parigi/
noleggio-auto-estero/francia/bmw/
noleggio-auto/roma/
noleggio-auto/roma/bmw/
Struttura B
noleggio-auto/estero/
noleggio-auto/francia/
noleggio-auto/parigi/
noleggio-auto/francia/bmw/
noleggio-auto/roma/
noleggio-auto/roma/bmw/
Struttura C (solo pagine madre)
noleggio-auto-estero/
noleggio-auto-francia/
noleggio-auto-parigi/
noleggio-auto-bmw-francia/
noleggio-auto-roma/
noleggio-auto-bmw-roma/
Ciao Alberto, grazie per il commento.
Ai fini SEO usare post o pagine di WordPress è indifferente, è la struttura dei link interni che può favorire certe pagine rispetto ad altre.
A prescindere da post o pagine devi curare la struttura generata dalla breadcrumb e URL dei link interni. Crea dei silo supportati sia da URL che da breadcrumb come spiegato nella guida.
Più contenuti inserisci nella struttura piramidale è più forte diventa il vertice, purché siano contenuti unici e di qualità.
Per la sezione delle altre nazioni va bene come hai fatto, archivia le pagine in base a sezioni logiche.
A presto!
Ciao Giovanni e grazie per la tue cortese risposta.
Visto che utilizzare pagine o post è irrilevante ai fini SEO utilizzerò i post perchè sono più pratici.
Però il permalink del mio sito prevede la categoria madre nella url. Quindi quando utilizzo una sotto-categoria la stessa appare nel breadcrumb ma non nella url. Questo è un problema?
Aggiungere la sotto-categoria al permalink crea url troppo lunghe. Forse mi conviene togliere anche la categoria dalla url
Grazie.
Ciao Alberto, se almeno le breadcrumbs ci sono non è un problema grave non avere la sotto categoria in URL. A presto!
Caro Giovanni,
i miei complimenti sarebbero riduttivi rispetto alla bontà del tuo articolo ed al frullato che ho nella testa.
Nel premettere che tante delle nozioni richiamate mi erano chiare, ho dei dubbi per quanto riguarda modifiche strutturali da applicare ad uno dei miei siti relativo al mondo Android e creato nel lontano 2012. I dubbi riguardano soprattutto i vari redirect da fare.
Il menù principale del sito è ora composto, tra gli altri, da:
1. Categoria “Applicazioni” – Sotto categoria “Giochi” (presumo che qui vi possa essere un errore di concetto perché Giochi dovrebbe essere indipendente, come contenuto, rispetto ad app)
2. Due pagine che vorrei togliere dal menù senza eliminarle dal sito perché non hanno avuto il successo sperato e sono inutili per il mio core business. Sarà il caso di trasformarle in articoli?
3. Categoria “Guide” – Sotto categorie “Acquisti” e “Modding”
4. Categoria Recensioni – Sotto categorie “Accessori” – “Custodie” – “Smartphone Europei” (a loro volta suddivisa in LG, Samsung ecc…) – “Smartphone Cinesi”.
Ho pensato di trasformare il menù così:
1. Applicazioni ANDROID (app è troppo vago, magari con app android sono più pertinente ed ho meno concorrenza)
2. Giochi Android
3. Guide
3.1 Acquisti ed offerte (lascio lo slug Acquisti, aggiungo nel titolo offerte per evitare redirect)
3.2 Modding
4. Recensioni
4.1 “Accessori”
4.2 “Smartphone Europei”
4.3 “Smartphone Cinesi”
Pensando ad un redirect 301 da .htaccess di custodie verso accessori, di giochi verso Giochi Android e dei vari brand verso smartphone europei.
Solo dopo la ristrutturazione del sito e l’eliminazione dei tag superflui che i miei editori hanno inappropriatamente creato, potrei pensare di modificare il file robots.txt e implementare le breadcumbs.
Scusami se, come credo, sono stato poco chiaro, ma non sapevo se proporti un grafico o meno.
In attesa di un tuo cortese riscontro, ti saluto cordialmente,
Giovan Giuseppe
Ciao Giuseppe, grazie per il commento!
Rivedere link interni ed URL è un processo abbastanza ciclico e naturale nella vita di un sito web, quindi non spaventarti. Se pensi sia necessario procedi senza timori.
La cosa più importante da considerare è il redirect 301 dal vecchio al nuovo URL. Cambia quello che vuoi ma non dimenticarti la redirezione. Con un redirect corretto NON perderai traffico, perderai solo il conteggio dei like e +1 che il vecchio URL aveva acquisito.
Il menu che tu proponi mi sembra corretto, purché la struttura sia la medesima anche dal punto di vista di struttura URL e breadcrumbs, mi spiego meglio. Se la pagina B è figlia di A, la gerarchia deve essere visibile a livello di menu, URL e breadcrumbs.
1. /app-android/
2. /giochi-android/
3. /guide/ (molto generico)
3.1 /guide/acquisti/ (breadcrumb spinge guide, usa un anchor più specifico)
3.2 /guide/modding/ (breadcrumb spinge guide, usa un anchor più specifico)
4. /recensioni/
4.1 /recensioni/accessori/ (breadcrumb spinge recensioni)
4.2 /recensioni/smartphone-europei/ (breadcrumb spinge recensioni)
4.3 /recensioni/smartphone-cinesi/ (breadcrumb spinge recensioni)
Mantenendo le giuste gerarchia Google avrà più segnali consistenti (struttura URL, breadcrumbs e menu), che dicono la stessa cosa.
Spero di aver risposto al tuo dubbio :) In bocca al lupo!
Caro Giovanni,
intanto grazie mille per la risposta celere, cortese e precisa.
In realtà, e ne sono felice, hai detto quanto per logica avevo già intuito e scritto.
Infatti, proprio perché sono consapevole di quanto guide e recensioni siano generici, avrei pensato anche a:
1. trasformazione di alcune sottocategorie (vedi acquisti e giochi Android) in categorie.
1.1. relativo redirect da sottocategorie giochi/acquisti vs categorie giochi/acquisti.
2. eliminazione sottocategoria modding con redirect verso la categoria madre “guide”.
2.1 cambiamento di nome e slug della categoria guide verso una nuova meno ampia, più pertinente e rilevante per il mio progetto.
Il mio dubbio è: i lavori di redirect come te li ho prospettati vengono apprezzati da Google o possono essere pericolosi?
Ciao Giuseppe, se una sotto-categoria ha un buon traffico di ricerca (magari uguale o maggiore alla categoria madre) allora ha sicuramente senso estrarla e renderla una categoria madre a sua volta.
I redirect non vengono apprezzati o non apprezzati, i redirect se impostati correttamente permettono di associare i fattori di ranking della vecchia pagina a quella nuova, evitando di perdere traffico da qualsiasi sorgente.
Il redirect dovrà essere un 301 e rimanere live teoricamente per sempre.
A fine lavori ti consiglio di eseguire una scansione del sito per trovare eventuali catene di redirect da bypassare, ad esempio “a–>b–>c” diventa “a–>c”.
Quello che Google potrebbe apprezzare non è tanto il redirect quanto il nuovo setup dei contenuti: se aiutano a migliorare la comprensione e l’usabilità del sito allora non possono che pesare positivamente sulla SEO.
Perfetto grazie.
Come si effettua la scansione di cui parli? Che tool usi?
Credo, in ogni caso, di non avere di questi problemi perché ho ponderato bene la cosa e la farò manualmente da Htaccess.
Per la scansione del sito ti consiglio Screaming Frog.
Ok, lo conosco, ma non l’ho mai usato in maniera approfondita.
Perfetto, lo farò. Grazie.
Ciao Giovanni, articolo molto dettagliato e ben fatto.
Avrei un dubbio: per un grande eCommerce (con 10/20 mila prodotti), riguardo all’URL della scheda prodotto, conviene la stessa struttura URL che hai indicato nell’articolo o è il caso di accorciarla inserendo al massimo la sotto-categoria?
Una cosa del genere per intenderci –> Pagina di III livello: www.esempio.it/sotto-categoria/prodotto/
Ti ringrazio molto
Ciao Dario, grazie per la domanda. Un metodo abbastanza diffuso è mettere i prodotti al primo livello, subito dopo il dominio quindi fuori dal silo di categoria (così da avere URL brevi). La cosa importante è avere le breadcrumb ben impostate, che mostrino cioè la categoria madre di appartenenza ed eventualmente la sotto-categoria, se esiste.
A presto!
PS: questa soluzione per magento e prestashop aiuta ad evitare duplicazioni di prodotti. Per riferimento puoi vedere le due guide relative.
Grazie mille Giovanni,
eliminando la categoria dall’URL delle schede prodotto non si rischia di erodere il crowler budget (soprattutto per eCommerce abbastanza grandi)? Cioè non si corre il rischio di creare una struttura URL poco ordinata?
Grazie per il supporto
Ciao Dario, come tutte le cose ci sono pro e contro.
Usare URL dei prodotti al primo livello permette di avere URL brevi ed, in alcune versioni dei sopra citati CMS, permette di evitare duplicazioni dei prodotti. Ad esempio ho visto casi in cui il CMS eCOmmerce inseriva il prodotto sia sotto la categoria, sia al primo livello:
esempio.it/prod01
esempio.it/cat/prod1
il tutto senza canonicalizzazione. Questo erode il crawl budget.
I contro sono che a livello URL non hai dei silo logici, utili ad esempio con le RegEx, Analytics, analisi statistiche sui gruppi di url, etc.
La struttura logica del sito la fornisci ai motori di ricerca comunque anche con le breadcrumbs che, se taggate con schema.org, abilitano anche le breadcrumbs in serp.
A livello teorico è vero che sarebbe meglio avere una categorizzazione anche a livello di URL, purché la struttura non diventi eccessivamente lunga (es URL con + di 120 caratteri diventano poco pratici/leggibili).
Anni fa preferivo e consigliavo categorizzare sia con URL sia con le breadcrumbs, però serviva un lungo lavoro di taglio sulle URL. Ora mi concentro più sulle breadcrumbs.
A presto!
Grazie mille, sei stato molto chiaro! Alla prossima e complimenti per tutto.
Ottimo articolo!
Ho una domanda, se hai voglia. Ho visto alcuni siti sfoggiare un “maxi” mega menu con un sacco di link interni che effettivamente sono utili per la navigazione, ma evidentemente non per definire la struttura del sito (siti con migliaia i pagine e di diversi argomenti trattati).
Questi siti hanno, solo nel menu’ (e eventualmente nei footer) dei link interni che terminano in “/?rel=xxx”. Poi, nel robots.txt hanno un “disallow */rel=xxx”. Altri non utilizzano il robots, ma qualcosaltro per “nascondere” i links ai bot. Che ne pensi?
Ciao
Ciao Alessandro, difficile rispondere senza vedere il sito specifico, ci posso essere decine di ragioni.
Magari i link con parametro rel rimandano a pagine che vengono poi canonicalizzate e quindi pensano erroneamente di non farle indicizzare con un disallow. Di solito questi giochetti poco utili vengono fatti da chi ha poca esperienza con la SEO, nascondere link ai bot fa molto vintage :) Però ripeto, senza vedere non posso dirti la mia.
Ciao Giovanni,
un sito in cui ho visto messo in atti questo sistema è, ad esempio, healthline. com.
Tutte le URL dei link nel menù terminano un “/?rel=global” che, mi pare (da scansione con SF), vienga utilizzato per nascondere i link stessi ai bot (via htaccess, credo).
Ovviamente potrei aver preso una cantonata io, ma non credo, perchè ci ho smanettato un po’ con Screaming Frog!
Ciao Alessandro, in quel sito il parametro “rel” è canonicalizzato, quindi gli URL vengono indicizzati con quel parametro. Non è presente solo nel menu, ma anche nei link del footer e i due parametri sono nel tag rel canonical. I parametri vengono di conseguenza indicizzati, secondo me è un errore e non ha nulla a che vedere con la SEO. Tra l’altro generano duplicazioni a gogo…

Credo che stiano facendo dei test perché la configurazione che vedo oggi (canonical, indexability, ecc è diversa da quella di qualche giorno fa. Le duplicazioni in serp ne sono la conferma.
Grazie comunque per l’articolo le ottime risposte!
Grazie a te Alessandro che hai condiviso questo caso :)
Ciao Giovanni,
ho seguito le tue indicazioni, grazie sono state veramente utili.
Ad un certo punto sono spuntati delle lettere e dei numeri alla fine di ogni link del mio sito ad esempio www.sito.it/<2ahju35hajk anche sulla home del sito come nel esempio citato. Non riesco a capire come toglierlo ma prima non c’erano. Uso WordPress e sto cercando di imparare. Grazie dell’ articolo veramente illuminante. Saluti.
Ciao Giuseppe, grazie per il commento. Per capire da dove provengono quei link interni strani dovresti fare una scansione del sito web, ad esempio con Screaming Frog. Non è normale trovarsi con questi errori, potrebbero essere pagine hackerate, oppure generate da link formattati male. Impossibile diagnosticare la causa senza una scansione o un esempio.