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Google gestisce oltre 8,5 miliardi di query al giorno. Ogni singola ricerca attiva una pipeline che coinvolge crawling, indicizzazione, ranking e serving — il tutto in meno di mezzo secondo. Questa guida analizza ogni fase del processo, integrando le informazioni emerse dal processo antitrust USA vs. Google (2023-2025) con i meccanismi documentati nelle fonti ufficiali e nei brevetti.

Ultimo aggiornamento: febbraio 2026.

Crawling: come Google scopre le pagine

Il crawling è la fase di scoperta. Googlebot, il crawler di Google, esplora il web seguendo i link da una pagina all’altra, proprio come un utente che naviga cliccando da un sito all’altro — ma su scala industriale.

Come funziona Googlebot

Googlebot non è un singolo programma. È un sistema distribuito composto da migliaia di macchine che operano in parallelo. Il processo segue una sequenza precisa:

  1. URL Scheduler — Un componente centrale decide quali URL scansionare e con quale priorità. Lo scheduler considera fattori come la frequenza di aggiornamento storica della pagina, il crawl budget disponibile per il dominio e la presunta importanza del documento.
  2. Fetch — Googlebot invia una richiesta HTTP alla pagina. Il server risponde con il documento HTML (o un redirect, un errore 4xx/5xx, ecc.). Google controlla anche il file robots.txt del dominio prima di procedere.
  3. Rendering — Per le pagine che dipendono da JavaScript per generare contenuto, Google esegue un secondo passaggio: il Web Rendering Service (WRS). Il WRS usa una versione headless di Chrome per eseguire il JavaScript, generare il DOM finale e estrarre il contenuto visibile. Il rendering budget rappresenta le risorse computazionali che Google dedica a questo processo.
  4. Estrazione link — Da ogni pagina scansionata, Googlebot estrae tutti i link in uscita e li aggiunge alla coda di URL da visitare. Questo meccanismo ricorsivo è ciò che permette a Google di scoprire miliardi di nuove pagine.

Fonti di scoperta URL

Googlebot non si limita a seguire i link. Le fonti di scoperta delle URL includono:

  • Sitemap XML — File che elencano esplicitamente le URL che il proprietario del sito vuole far indicizzare
  • Google Search Console — I webmaster possono richiedere l’indicizzazione di URL specifiche tramite lo strumento Controllo URL
  • Link da pagine già note — Il meccanismo principale e più scalabile
  • Feed RSS/Atom — Utili per segnalare rapidamente nuovi contenuti
  • API IndexNow — Protocollo push supportato da Bing (e non da Google, che preferisce il pull)

Indicizzazione: come Google organizza il web

Una volta che Googlebot ha scaricato una pagina, il documento entra nella pipeline di indicizzazione. L’indicizzazione è il processo attraverso cui Google analizza il contenuto, lo comprende e lo archivia in una struttura dati ottimizzata per il recupero rapido.

Parsing e analisi del documento

Google assegna a ogni documento un docID univoco. Il contenuto viene analizzato su più livelli:

  • Tokenizzazione — Il testo viene suddiviso in token (parole e sotto-parole). I token vengono normalizzati: stemming, rimozione diacritici, gestione sinonimi.
  • Analisi semantica — I modelli di comprensione delle entità identificano persone, luoghi, organizzazioni e concetti presenti nel testo. Questo alimenta il Knowledge Graph.
  • Segnali on-page — Google estrae metadati strutturali: tag title, meta description, heading (H1-H6), attributi alt delle immagini, dati strutturati, canonical, hreflang.
  • Qualità del contenuto — Valutazione automatica basata su segnali di qualità, originalità e profondità del contenuto.

L’indice invertito

Il cuore dell’infrastruttura di ricerca è l’indice invertito (inverted index). Funziona come l’indice analitico di un libro, ma su scala planetaria.

Per ogni termine presente nel corpus di documenti, l’indice invertito mantiene una posting list: un elenco ordinato di tutti i documenti che contengono quel termine, insieme a informazioni aggiuntive come la posizione nel documento, la frequenza del termine e il contesto in cui appare.

Quando un utente cerca “crawl budget ottimizzazione”, Google consulta le posting list dei termini “crawl”, “budget” e “ottimizzazione”, e calcola l’intersezione — i documenti che contengono tutti i termini richiesti. Questo processo, chiamato posting intersecting, è ciò che permette di restituire risultati in millisecondi su un indice di centinaia di miliardi di pagine.

Caffeine e l’architettura dell’indice

Dal 2010, Google usa Caffeine, un’architettura di indicizzazione progettata per aggiornare l’indice in modo incrementale e quasi in tempo reale. Prima di Caffeine, l’indice veniva ricostruito periodicamente in batch — un processo che richiedeva settimane e che rendeva impossibile indicizzare rapidamente nuovi contenuti.

Caffeine ha introdotto un modello stratificato: i contenuti vengono indicizzati in tier diversi in base alla loro importanza e frequenza di aggiornamento. Le pagine di siti autorevoli con aggiornamenti frequenti vengono reindicizzate in minuti; i contenuti meno rilevanti possono attendere giorni o settimane.


Ranking: come Google ordina i risultati

Il ranking è il processo più complesso dell’intera pipeline. Google deve decidere, tra miliardi di documenti potenzialmente rilevanti, quali mostrare e in quale ordine. Il sistema di ranking utilizza centinaia di segnali — Google ha confermato l’esistenza di oltre 200 fattori di ranking — orchestrati da più sistemi che operano in cascata.

PageRank: il fondamento

PageRank è l’algoritmo con cui Larry Page e Sergey Brin hanno fondato Google nel 1998. L’intuizione era rivoluzionaria: trattare ogni link come un “voto” di fiducia. Una pagina che riceve molti link da pagine a loro volta autorevoli ottiene un PageRank più alto.

La formula originale del PageRank è:

PR(A) = (1-d) + d × (PR(T1)/C(T1) + PR(T2)/C(T2) + ... + PR(Tn)/C(Tn))

Dove d è il damping factor (tipicamente 0,85), PR(Ti) è il PageRank della pagina che linka ad A, e C(Ti) è il numero totale di link in uscita dalla pagina Ti.

Nel 2010, Google ha brevettato il Reasonable Surfer PageRank, un’evoluzione che assegna pesi diversi ai link in base alla loro probabilità di essere cliccati. Un link nel corpo del testo, contestualmente rilevante, vale più di un link nel footer o nella sidebar. I link interni giocano un ruolo fondamentale in questa distribuzione del PageRank.

Oltre il PageRank: rilevanza e qualità

Il PageRank da solo non basta. Google combina la popolarità (PageRank) con la rilevanza del contenuto rispetto alla query. I principali segnali di rilevanza includono:

  • TF-IDF e BM25 — Metriche classiche di information retrieval che misurano quanto un termine è rilevante per un documento rispetto al corpus complessivo
  • Posizione e prominenza dei termini — I termini nel tag title, nell’H1 e nei primi paragrafi hanno più peso
  • Co-occorrenza semantica — La presenza di termini correlati che confermano la copertura tematica del documento
  • Search intent — L’intento di ricerca dell’utente determina quale tipo di risultato è più appropriato

I sistemi di AI nel ranking di Google

A partire dal 2015, Google ha progressivamente integrato modelli di machine learning e deep learning nel suo sistema di ranking. Oggi questi sistemi non sono “aggiunte” al ranking tradizionale — sono il ranking.

RankBrain (2015)

RankBrain è stato il primo sistema di deep learning integrato nel ranking di Google. Il suo compito principale è gestire le query ambigue o mai viste prima (circa il 15% delle query giornaliere sono nuove).

RankBrain opera su due fronti:

  • Query understanding — Converte le query in vettori matematici (embeddings) per identificare query semanticamente simili. Se un utente cerca “il pesce con la bocca grande che vive in profondità”, RankBrain può collegare questa query al concetto di “cernia” anche senza corrispondenza letterale.
  • QBST (Query-Based Salient Terms) — Emerso dal processo antitrust, QBST identifica i termini più rilevanti in una query e assegna loro un peso diverso nel calcolo del ranking. Non tutte le parole di una query contano allo stesso modo.

BERT e DeepRank (2019)

BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers) ha rappresentato un salto qualitativo nella comprensione del linguaggio naturale. Internamente, Google lo chiama DeepRank.

A differenza dei modelli precedenti che leggevano il testo in una sola direzione, BERT analizza il contesto di ogni parola guardando sia a sinistra che a destra simultaneamente. Questo gli permette di cogliere sfumature cruciali: la query “volo da Milano a Roma” è diversa da “volo da Roma a Milano”, anche se contiene le stesse parole.

DeepRank viene pre-addestrato su enormi quantità di testo e poi affinato (fine-tuning) specificamente per il task di ranking. Dal processo antitrust è emerso che Google ha sviluppato anche RankEmbed e RankEmbed-BERT, varianti ottimizzate per incorporare caratteristiche specifiche del ranking negli embeddings.

MUM — Multitask Unified Model (2021)

MUM è il modello più potente che Google abbia applicato alla Search. Basato sull’architettura Transformer come BERT, ma 1000 volte più potente. Le caratteristiche chiave:

  • Multimodale — Comprende testo e immagini simultaneamente
  • Multilingua — Addestrato su 75 lingue, può trasferire conoscenza tra lingue diverse
  • Multitask — Può eseguire più compiti contemporaneamente: classificazione, estrazione, generazione

MUM viene usato per compiti complessi come comprendere query articolate che richiedono la sintesi di informazioni da fonti multiple, e per migliorare le risposte a domande che presuppongono conoscenze implicite.


Il processo antitrust USA vs. Google (2023-2024) ha rivelato l’esistenza di Navboost, uno dei sistemi più influenti nel ranking di Google — e uno dei segreti meglio custoditi fino a quel momento.

Come funziona Navboost

Navboost analizza i dati di click degli utenti sulle SERP per determinare quali risultati soddisfano meglio la query. In sostanza: se gli utenti cliccano sistematicamente sul risultato in posizione 3 e ignorano quello in posizione 1, Navboost impara che il risultato 3 è probabilmente più rilevante.

I meccanismi chiave emersi dalle deposizioni sotto giuramento:

  • Finestra temporale di 13 mesi — Navboost utilizza i dati di click degli ultimi 13 mesi per calcolare i suoi segnali
  • Differenziazione per dispositivo — I dati di click da mobile e desktop vengono trattati separatamente, perché il comportamento degli utenti è diverso sui due dispositivi
  • Click lunghi vs click brevi — I “long click” (l’utente clicca e rimane a lungo sulla pagina) sono segnali positivi. I “short click” (l’utente torna subito alla SERP) sono segnali negativi
  • Satisfaction Index — Un indice composito che combina i vari segnali di click per produrre un punteggio di soddisfazione dell’utente per ogni coppia query-risultato

Effetti di secondo e terzo ordine

Dai documenti del processo antitrust è emerso che i segnali di click hanno effetti a cascata nel sistema di ranking. Eric Lehman, ingegnere di Google, ha descritto come i dati di Navboost alimentino altri sistemi come RankLab (il laboratorio di sperimentazione del ranking) e i Twiddler (filtri post-ranking che riordinano i risultati prima di mostrarli all’utente).

Pankaj Gupta, VP of Engineering per la Search, ha confermato che Navboost è “pretty important” per il ranking — un eufemismo tipico della comunicazione aziendale che, nel contesto del processo, indicava che si trattava di uno dei segnali più pesanti nell’intero sistema.


Come Google misura la qualità

Google utilizza un sistema multi-livello per valutare la qualità dei risultati di ricerca. Le Google Quality Rater Guidelines definiscono il framework, ma la misurazione concreta avviene attraverso metriche specifiche emerse dal processo antitrust.

IS — Information Satisfaction Score

L’IS (Information Satisfaction) è la metrica principale che Google usa per misurare quanto i risultati di ricerca soddisfano l’intento dell’utente. È un punteggio da 0 a 100.

La variante più usata è IS4@5: misura la probabilità che almeno uno dei primi 5 risultati riceva un punteggio di qualità 4 (su una scala 1-5) da un valutatore umano. Questo è il KPI principale con cui Google misura le performance del suo sistema di ranking.

PQ — Page Quality

Il PQ Score valuta la qualità intrinseca della pagina, indipendentemente dalla query. Include fattori come:

  • E-E-A-T — Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness
  • Qualità e originalità del main content
  • Reputazione del sito e dell’autore
  • Standard più severi per le pagine YMYL (Your Money or Your Life)

Valutatori umani e i loro limiti

Google impiega oltre 16.000 quality rater in tutto il mondo. I loro giudizi non influenzano direttamente il ranking di pagine specifiche, ma servono come ground truth per addestrare e validare i modelli automatici.

Dal processo antitrust è emerso che Google stessa riconosce i limiti dei valutatori umani: bias culturali, inconsistenza tra rater diversi, difficoltà nel valutare contenuti altamente specialistici. Per questo, i giudizi umani vengono sempre combinati con metriche automatiche e segnali comportamentali (come i dati di Navboost).


SERP assembly: come Google compone la pagina dei risultati

La SERP non è semplicemente una lista di 10 link blu. Google compone dinamicamente ogni pagina dei risultati attraverso un sistema modulare chiamato Tangram (con il suo componente Glue).

Tangram e Glue

Tangram è il sistema che assembla i diversi componenti della SERP: risultati organici, featured snippet, Knowledge Panel, People Also Ask, video, immagini, news, shopping e (dal 2024) AI Overviews.

Glue è il componente che decide quali di questi elementi mostrare e dove posizionarli nella pagina. Le decisioni di Glue si basano su:

  • Tipo di query — Una query navigazionale produce una SERP diversa da una informazionale o transazionale
  • Segnali di interazione — Se gli utenti interagiscono frequentemente con i video per un certo tipo di query, Glue posizionerà il carosello video più in alto
  • Contesto dell’utente — Dispositivo, localizzazione, storico delle ricerche

Freshness: l’attualità dei risultati

Google dedica un’infrastruttura specifica alla freschezza dei risultati. I sistemi emersi dal processo antitrust includono:

  • Freshness Node — Un nodo dedicato nella pipeline di ranking che valuta quanto è importante l’attualità per ogni query specifica
  • Instant Glue — Una pipeline quasi real-time (aggiornamento ogni ~24 ore) per contenuti ad alta velocità di cambiamento come notizie, eventi sportivi, mercati finanziari
  • Instant Navboost — Una versione accelerata di Navboost che utilizza dati di click delle ultime ore (anziché degli ultimi 13 mesi) per adattare rapidamente i risultati a eventi in corso
  • Freshdocs-instant — Un microservizio che indicizza documenti nuovi in tempo quasi reale, bypassando la pipeline di indicizzazione standard

A partire dal 2024, Google ha integrato nella SERP le AI Overviews (precedentemente chiamate Search Generative Experience o SGE): risposte generate dall’AI che sintetizzano informazioni da più fonti e le presentano direttamente nella pagina dei risultati.

Come funzionano le AI Overviews

Le AI Overviews sono alimentate da un modello Gemini customizzato, integrato con i sistemi di ranking e il Knowledge Graph esistenti. Il flusso è il seguente:

  1. La query dell’utente viene classificata per determinare se beneficerebbe di una risposta AI
  2. Il sistema di ranking tradizionale identifica le fonti più rilevanti e affidabili
  3. Gemini sintetizza le informazioni dalle fonti selezionate in una risposta coerente
  4. La risposta viene validata contro le fonti originali per ridurre le allucinazioni
  5. Le fonti vengono linkate nella risposta per permettere l’approfondimento

Le implicazioni per la SEO nell’era dell’AI sono significative: i dati mostrano che le AI Overviews riducono il CTR dei risultati organici tradizionali fino al 60% in alcune nicchie, specialmente per query informazionali. Il concetto di RAG SEO — ottimizzare i contenuti per essere selezionati come fonte dai sistemi di Retrieval-Augmented Generation — diventa sempre più rilevante.

AI Mode

Al Google I/O 2025, Google ha annunciato AI Mode: un’interfaccia conversazionale all’interno della Search che permette agli utenti di esplorare argomenti complessi attraverso un dialogo multi-turno con l’AI. A differenza delle AI Overviews (che sono risposte singole sopra i risultati), AI Mode è un ambiente interattivo separato che consente follow-up, approfondimenti e ragionamento multi-step.


Il processo antitrust e le sue conseguenze

Nell’agosto 2024, il tribunale federale di Washington D.C. ha stabilito che “Google è un monopolista e ha agito come tale per mantenere il suo monopolio” nella ricerca online, in violazione della Sezione 2 dello Sherman Act.

Cosa è emerso dal processo

Il processo ha reso pubblici dettagli tecnici sull’infrastruttura di Google Search che erano rimasti segreti per anni:

  • Navboost e il ruolo dei click — Confermato come uno dei segnali di ranking più importanti
  • Il valore strategico di Chrome — Google paga miliardi di dollari per essere il motore di ricerca predefinito su browser e dispositivi (26 miliardi solo ad Apple nel 2023). Chrome non è solo un browser: è una fonte di dati comportamentali che alimenta direttamente i sistemi di ranking
  • L’architettura modulare — I sistemi di ranking sono un ecosistema di microservizi interconnessi, non un singolo algoritmo monolitico
  • I dati di click come barriera all’ingresso — Il tribunale ha stabilito che la quantità di dati di click a disposizione di Google costituisce un vantaggio competitivo praticamente incolmabile

I rimedi imposti (settembre 2025)

A settembre 2025, il giudice Amit Mehta ha emesso la sentenza sui rimedi:

  • Divieto di contratti esclusivi — Google non può più stipulare contratti che impongano l’esclusività per la distribuzione di Google Search, Chrome, Google Assistant e Gemini
  • Accordi di default limitati — Google può pagare per essere il motore predefinito, ma gli accordi non possono essere condizionati all’esclusività e devono avere durata massima di un anno
  • Condivisione dati di ricerca — Google deve condividere i dati di ricerca con terze parti, riducendo la barriera all’ingresso per i concorrenti
  • Chrome non venduta — Il tribunale ha respinto la richiesta del DOJ di obbligare Google a vendere Chrome

Google ha annunciato che presenterà appello. La sentenza è stata finalizzata a dicembre 2025.


Mettendo insieme tutti i componenti, l’architettura di Google Search può essere sintetizzata in una pipeline a più stadi:

  1. Query Understanding — La query viene analizzata, espansa e classificata. RankBrain, BERT e MUM interpretano l’intento. La determinazione dell’intento di ricerca è il primo step critico.
  2. Candidate Generation — L’indice invertito restituisce migliaia di documenti candidati che contengono i termini della query (o i loro equivalenti semantici).
  3. Scoring — I candidati vengono valutati con centinaia di segnali: rilevanza testuale, PageRank, segnali di qualità, E-E-A-T, freshness.
  4. Re-ranking — Navboost e altri sistemi di click-based ranking riordinano i risultati in base ai segnali comportamentali.
  5. Twiddlers — Filtri post-ranking che applicano boost o demotion specifici: diversità dei risultati, filtri anti-spam, promozione di contenuti freschi, penalizzazioni manuali.
  6. SERP Assembly (Tangram/Glue) — I risultati finali vengono composti nella pagina con tutti gli elementi visivi: featured snippet, PAA, knowledge panel, video, immagini, AI Overviews.
  7. Serving — La SERP viene servita all’utente. I dati di interazione (click, tempo di permanenza, pogo-sticking) vengono raccolti e alimentano Navboost per il ciclo successivo.

L’intero processo avviene in meno di 500 millisecondi. Per ogni query, Google consulta un indice di oltre 400 miliardi di documenti distribuito su data center in tutto il mondo.


Algoritmi filtro: Panda, Penguin e i Core Update

Oltre ai sistemi di ranking principali, Google applica algoritmi filtro che identificano e penalizzano specifiche categorie di contenuti o pratiche. I più noti sono Panda e Penguin.

Panda (qualità dei contenuti)

Lanciato nel 2011 e integrato nel core algorithm dal 2016. Panda valuta la qualità complessiva di un sito web e penalizza i siti con contenuti thin, duplicati o di bassa qualità. I segnali includono: rapporto contenuto/pubblicità, originalità, profondità dell’analisi, bounce rate aggregato.

Penguin (qualità dei link)

Lanciato nel 2012 e integrato nel core dal 2016. Penguin identifica e neutralizza i link artificiali o manipolativi. Non “penalizza” più un sito intero come nelle prime versioni: semplicemente ignora i link considerati innaturali, annullandone il valore.

Hummingbird e la comprensione semantica

Hummingbird (2013) non è un filtro ma una riscrittura completa dell’algoritmo di Google, progettata per comprendere il significato delle query anziché limitarsi alla corrispondenza letterale delle parole chiave. È la base su cui si sono poi innestati RankBrain, BERT e MUM.

Core Update

I Broad Core Update sono aggiornamenti globali dell’algoritmo che Google rilascia più volte l’anno. Nel 2025 ne sono stati rilasciati tre (marzo, giugno e dicembre). Ogni core update modifica i pesi relativi dei segnali di ranking e può causare fluttuazioni significative nelle classifiche.

Il December 2025 Core Update ha confermato il trend: premiare contenuti originali e di alta qualità, penalizzare contenuti thin, datati o sovra-ottimizzati, con particolare impatto sulle nicchie YMYL (salute, finanza, affiliate). L’aggiornamento costante dei contenuti evergreen è una strategia fondamentale per mantenere il posizionamento dopo i core update.


Google e Chrome: il browser come strumento di dominio

Uno degli aspetti più rivelatori emersi dal processo antitrust riguarda il ruolo strategico di Chrome nell’ecosistema di Google Search.

Chrome non è “solo” un browser. È il principale punto di raccolta di dati comportamentali che alimentano i sistemi di ranking di Google. Con oltre il 65% di market share globale nel segmento browser, Chrome fornisce a Google una visibilità senza precedenti su come gli utenti navigano il web: quali siti visitano, quanto tempo ci restano, quali percorsi di navigazione seguono.

Il tribunale ha stabilito che i contratti di default — Google pagava miliardi per essere il motore predefinito su Chrome, Safari, Firefox e sui dispositivi Android — costituivano una pratica anticoncorrenziale. Non perché i pagamenti in sé fossero illegali, ma perché erano condizionati all’esclusività, impedendo di fatto qualsiasi concorrenza.

Il dato più significativo: Google ha pagato 26,3 miliardi di dollari solo ad Apple nel 2023 per mantenere la posizione di motore predefinito su Safari e iOS. Questo investimento è giustificato dal valore dei dati di ricerca e navigazione che ne derivano — dati che a loro volta alimentano Navboost e gli altri sistemi di ranking, creando un ciclo di auto-rinforzo difficile da rompere.


Come Google testa le modifiche al ranking

Google non rilascia modifiche al ranking senza testarle. Il processo di sperimentazione è strutturato su più livelli:

Test affiancati (side-by-side)

I quality rater confrontano le SERP generate dal sistema attuale con quelle generate dal sistema modificato, senza sapere quale sia quale. Valutano quale set di risultati è più utile per la query.

Esperimenti dal vivo (interleaving)

Google esegue migliaia di esperimenti dal vivo (A/B test) ogni anno. La tecnica dell’interleaving mescola i risultati del sistema di controllo e del sistema sperimentale nella stessa SERP, e misura quali risultati ottengono più click. Il sistema che riceve più click lunghi ponderati è considerato superiore.

Dal processo è emerso che Google esegue circa 600.000 esperimenti l’anno, di cui circa 4.000 portano a modifiche effettive del sistema di ranking.


Implicazioni per la SEO

Comprendere come funziona Google internamente permette di fare scelte SEO più consapevoli. Sulla base di quanto analizzato in questa guida, i principi operativi per la SEO tecnica nel 2026 sono:

  • I click contano più di quanto si pensasse — Navboost è un segnale di ranking primario. Scrivere title e meta description che massimizzino il CTR non è solo buona pratica: è un intervento diretto su uno dei fattori più pesanti.
  • L’intento di ricerca guida tutto — I sistemi di AI di Google (RankBrain, BERT, MUM) sono progettati per comprendere l’intento. Se il contenuto non risponde all’intento della query, nessuna ottimizzazione tecnica compenserà.
  • La qualità è misurabile — Google ha metriche concrete (IS, PQ, E-E-A-T) per valutare la qualità. Non è un concetto vago: è un punteggio calcolato da sistemi automatici addestrati su giudizi umani.
  • La freschezza è un vantaggio competitivo — I sistemi di Freshness premiano i contenuti aggiornati. Per le query sensibili al tempo, un contenuto datato non compete.
  • L’ottimizzazione per AI Overviews è la nuova frontiera — Con la riduzione del CTR organico tradizionale, essere selezionati come fonte per le AI Overviews diventa un obiettivo strategico.
  • I dati strutturati aiutano la comprensioneGoogle Search Console e i dati strutturati facilitano la comprensione del contenuto da parte di Google e l’accesso ai rich results.

Risorse e approfondimenti

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  1. Stefano ziobembi bembitenor 1 commento

    Articolo interessante ho un piccolo problema personale che vorrei risolvere in merito alla ricerca google: “fly inno di pace” – io sono l’autore del testo e della musica, ma ho dato per gratitudine la facolta ad un mio amico il maestro Nicola ####### di pubblicare una versione successiva all’origine dove lui ha collaborato suonando il pianoforte ed armonizzando.
    La ricerca google evidenzia come prima voce il suo nome ed il mio non appare, vorrei semplicemente sapere se si può fare qualcosa per apparire anch’io.
    Il pezzo non ha copyright volutamente, ma per giustizia morale vorrei almeno apparire con Nicola nel titolo anche se solo con il mio pseudonimo bembitenor, mi scuso se la mia richiesta non fosse pertinente con le sue ricerche. La ringrazio per la sua gentilezza in ogni caso lieto di averla conosciuta.
    Cordiali saluti, Ziobembi.

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Buongiorno Stefano, si può sicuramente fare qualcosa per dare maggiore evidenza e visibilità al suo nome. Mi contatti che ne parliamo (dalla pagina contatti di questo sito).
      Cordiali saluti.

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