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Cosa significa migrare un sito web

La migrazione di un sito web è un’attività ostica dove è facile commettere errori. In questo articolo spiego il mio approccio graduale alle migrazioni dei siti Web, inclusa una checklist approfondita in modo da poter gestire al meglio le migrazioni future.

È importante descrivere ciò che viene classificata come migrazione di un sito Web prima di andare avanti.

Le migrazioni dei siti Web possono essere di diverse tipologie, alcune semplici altre molto complesse. Le tipologie di migrazione più comuni sono:

  • Modifica degli URL: ad esempio, puoi abbreviare gli URL per la leggibilità, correggere gli URL errati oppure rimuovendo l’anno dallo slug URL (come ho fatto in questo blog a fine 2017).
  • Unione di contenuti: hai più pagine sullo stesso argomento che si cannibalizzano a vicenda, quindi le unisci insieme.
  • Riprogettazione del sito web: stai modificando l’aspetto del tuo sito web e spesso aggiungendo, modificando o rimuovendo il contenuto.
  • Modifica dell’architettura del tuo sito web e/o della struttura dell’URL: ad esempio, stai aggiungendo nuovi servizi e prodotti al tuo sito, oppure non sei soddisfatto della tua attuale architettura delle informazioni e lo vuoi riorganizzare.
  • Passaggio da HTTP a HTTPS: il tuo sito web verrà pubblicato su una connessione protetta, cambia il protocollo quindi tutti i tuoi URL cambieranno.
  • Cambio dei provider di hosting: ad esempio, non sei soddisfatto delle prestazioni del tuo sito web presso il tuo attuale provider di hosting.
  • Passaggio a un nuovo CMS: ad esempio il tuo sito Web è cresciuto in molto in termini di pagine, funzionalità e visitatori e hai bisogno di un sistema CMS più robusto.
  • Cambio dei nomi di dominio: stai cambiando il nome del tuo dominio.
  • Unione di siti Web: ad esempio, dopo un’acquisizione societaria i due siti web vengono uniti in uno unico. Oppure stai passando da una strategia multi-dominio a una strategia a dominio singolo.

Perché le migrazioni sono complicate

Cambiare URL ad una pagina è l’attività più pericolosa che puoi fare per mettere a rischio il posizionamento raggiunto nei risultati dei motori di ricerca. Un sito web può avere poche pagine come milioni, non sempre è facile trovare le regole per spostare correttamente il posizionamento di tutti gli URL, da quelli vecchi a quelli nuovi.

La buona notizia è che gestendo bene le migrazioni dei siti Web, è possibile garantire che non vi siano effetti negativi minimi o negativi sul ranking, il posizionamento del sito Web.

Come gestire con successo le migrazioni dei siti Web

Il modo migliore per affrontare una migrazione di un sito web è evitarla completamente.

Qualsiasi migrazione del sito che comporta modifiche agli URL deve essere attentamente considerata. Dalle modifiche al nome del dominio agli aggiornamenti dello stack tecnologico, quando inizi a cambiare gli URL del tuo sito web stai sostanzialmente gettando via i tuoi vecchi segnali di ranking.

Quando non si hanno alternative si spera che, con l’uso giudizioso dei reindirizzamenti, si possano convincere i motori di ricerca ad associare i vecchi segnali ai nuovi URL. E anche se fatto correttamente, un certo valore andrà perso nel trasferimento.

Di norma, sconsiglio sempre di modificare gli URL a meno che non sia necessario. Può essere più facile migliorare il ranking su URL non ideali piuttosto che migrare e posizionare gli URL ottimizzati. Inoltre ogni URL che cambia perde tutte le condivisioni social e dovrai migrare anche quelle.

Ricorda, la prevenzione è meglio di una cura: è molto più facile ed economico impedire che la migrazione finisca male invece che recuperare una migrazione fallita.

In un precedente articolo abbiamo visto come migrare WordPress da un dominio all’altro senza però considerare gli aspetti ed i rischi lato SEO.

Per effettuare una migrazione SEO friendly è molto importante seguire una procedura ben definita per preservare la visibilità organica di pagine e contenuti, altrimenti si rischia di perdere tutto o parte del traffico proveniente da Google (organico). Ho quindi ritenuto opportuno sviluppare una guida di migrazione con focus sulla SEO, gli aspetti da considerare sono tanti ed è importante avere un ordine chiaro e semplice da seguire.

La guida è adatta a tutti i siti e CMS: parlando di SEO ed indicizzazione non ci sono differenze concettuali tra migrare Joomla, un sito WordPress o Magento, le attività comportano gli stessi processi ed accorgimenti.

Questo documento è suddiviso in 3 sezioni: attività pre-migrazione, attività per il giorno della migrazione ed infine attività post migrazione.

Le fasi di una migrazione SEO

Prima di intraprendere una migrazione importante consiglio la lettura di queste guide:

  • Come organizzare un SEO Audit. In questo articolo puoi scaricare una tabella Excel con i fattori da analizzare durante un SEO audit suddivisi per categoria e con una priorità 1-10 assegnata. Il file è aggiornato costantemente, potrebbe essere utile provare a scaricarlo di nuovo se hai una versione datata.
  • SEO Checklist. Una SEO Checklist che aggiorno ogni mese dove per ogni fattore SEO vengono elencate le best practices, i problemi e le soluzioni più comuni
  • …e nel caso potrebbero interessarti anche le Guide SEO aggiornate. Indice delle guide SEO più importanti pubblicate sul blog, suddivise per difficoltà.

Let’s go, migriamo il sito!


Fase Pre-Migrazione

La pianificazione è essenziale per migrare correttamente il sito web. Prenditi il ​​tempo necessario per assegnare risorse sufficienti al progetto di migrazione, crea una solida checklist, educa le persone all’interno del team e rendile consapevoli dei rischi associati. Da questo momento in poi è altamente consigliato avere il supporto di un esperto SEO.

Le attività pre-migrazione servono a preparare il sito e Google al cambio dominio, cambio struttura o cambio template. Prima di iniziare la procedura di migrazione SEO è molto importante che il vecchio sito sia strutturalmente apposto, ovvero con Sitemap.xml, Robots.txt e link interni aggiornati e corretti e possibilmente anche un Rel Canonical. Per indicizzare al meglio il nuovo sito è buona norma fornire a Google un punto di partenza (il vecchio sito) stabile e funzionante affinché Googlebot possa trovare tutte le pagine e le relative redirezioni verso i nuovi URL.

  1. La prima attività da eseguire è svolgere il crawling completo del vecchio sito con un buono spider, ad esempio Screaming Frog (qui una guida completa), Website Auditor oppure Xenu. Salva i dati e la struttura di URL esportando in un file Excel sia le pagine che le immagini, anche le immagini infatti possono ricevere backlink o condivisioni.
  2. Scarica il database delle landing page organiche da Google Search Console.
  3. Correggi gli errori interni 3xx/4xx/5xx. La navigazione interna deve essere corretta per favorire la distribuzione di link juice (PageRank). In questa fase devi individuare i link interni rotti oppure redirezionati e dovresti correggerli facendoli puntare all’URL con status code 200 del vecchio sito. Ricorda che le redirezioni riducono la distribuzione di PageRank, è sempre meglio usare link diretti.
  4. Scarica l’elenco dei backlink che puntano verso il vecchio sito. Tramite strumenti SEO come Google Search Console (GSC), Ahrefs e Majestic puoi scaricare il database di tutti i link in ingresso (backlink) ottenuti dal tuo sito. Questi backlink sono importanti perché apportano PageRank alle tue pagine e non vuoi perderli dopo la migrazione, vero?! Salva l’elenco delle pagine linkate da siti esterni esportando i dati in Excel, userai successivamente questo database.
  5. Correggi i backlink rotti 3xx/4xx/5xx. Nel caso avessi trovato nel punto 3 alcuni backlink che puntano a pagine del vecchio sito che non esistono più (status code 4xx), ti consiglio di generare ed attivare regole di redirect 301 verso pagine alternative (sempre nel vecchio sito) in modo da non perdere risorse importanti e distribuire più link juice possibile prima di migrare.
  6. Aggiorna la Sitemap.xml. Terminato il crawling del vecchio sito avrai tutti i dati necessari a generare una nuova Sitemap.xml aggiornata e corretta. Attento a non includere in Sitemap URL o pagine duplicate, inserisci soltanto URL canonici.
  7. Invia la Sitemap.xml a GSC. Fornisci a Google un elenco quanto più completo e corretto possibile delle pagine da scansionare attraverso la nuova Sitemap.xml.
  8. Aggiorna il file Robots.txt. Anche il file Robots.txt deve essere aggiornato evitando di bloccare risorse o sezioni del sito che non andrebbero chiuse. Un errore abbastanza comune è quello di usare il Disallow del Robots.txt su cartelle che contengono i file CSS e JS necessari ai browser per poter disegnare correttamente la pagina. Googlebot deve poter accedere a queste risorse per indicizzare correttamente tutti gli elementi mostrati in pagina. Puoi effettuare un test con lo strumento Fetch as Googlebot per identificare eventuali risorse bloccate dal file Robots.txt.
  9. Genera le redirezioni 301 1-to-1 sul web server, . Ora che hai tutti gli URL del vecchio sito, le landing page organiche, le immagini e l’elenco delle pagine più linkate da altri siti, puoi procedere alla creazione delle redirezioni lato server dalle vecchie pagine alle nuove. Le redirezioni devono essere scritte in modo da redirezionare ogni vecchio URL al nuovo URL (one to one). Attenzione a non implementare redirezioni many to one ovvero girare molte/tutte le vecchie pagine verso la homepage, ogni pagina deve essere redirezionata alla sua controparte nel nuovo dominio. Nel caso non esistesse una pagina controparte consiglio di linkare alla pagina semanticamente più vicina oppure alla pagina di categoria.
  10. Registra il nuovo dominio su GSC. Registra il nuovo sito su GGSC con tutti i profili necessari: www, not-www ed eventualmente HTTPS. Per maggiori info puoi leggere questa guida a strumenti per i webmaster.
  11. Attiva una welcome page o count down sul nuovo dominio almeno un mese prima per avvisare utenti e Motori di Ricerca che un nuovo sito è in arrivo.
  12. Se possibile genera qualche backlink e condivisione sui social verso il nuovo URL.
  13. Fai un backup completo, se qualcosa dovesse andare storto devi poter fare rapidamente un rollback.
  14. Abbassa il time-to-live (TTL) dei record DNS. Il TTL indica per quanto tempo i server DNS devono conservare i record DNS del tuo dominio prima di richiederli nuovamente. Più basso è il TTL, più frequentemente verranno richiesti e più rapidamente verrà propagata una modifica DNS. Avere un TTL basso consente di eseguire la migrazione rapidamente e offre la flessibilità necessaria per eseguire il rollback della migrazione in caso di problemi. Consiglio di ridurre il TTL a 300 (il valore è in secondi, quindi questo equivale a 5 minuti) prima del lancio.

Il Giorno di Migrazione

Questo è il momento cruciale, cerca di effettuare la migrazione in un giorno a basso traffico (ad esempio nel weekend) oppure durante la notte se hai un webmaster volenteroso e dedito al lavoro. Il rischio di una migrazione effettuata nel momento sbagliato è quello di perdere vendite e visite da utenti attualmente attivi sul sito.

  1. Go live! Metti online nuovo sito. Carica i file sul nuovo web server ed eventualmente il nuovo database, attiva il nuovo sito web. Ricordati di aprire il Robots.txt nel caso avessi ancora la versione di sviluppo.
  2. Aggiorna il DNS. Se mantieni lo stesso dominio sposta il puntamento DNS verso il nuovo IP. Tramite il pannello di controllo del dominio cambia il puntamento DNS dal vecchio web server al nuovo.
  3. Mantieni il vecchio web server e dominio online a tempo indefinito. Le redirezioni sul vecchio server dovrebbero rimanere attive più a lungo possibile per diverse ragioni: 1) Googlebot necessita di tempo per individuare e salvare tutte le regole di redirect e 2) tutti i backlink da altri siti verranno redirezionati soltanto se il vecchio server sarà attivo, nel momento in cui chiudi o spegni il vecchio web server perderai anche il traffico e il link juice proveniente da quei backlink. L’unica alternativa alla chiusura del vecchio web server è contattare il webmaster e chiedere l’aggiornamento dei link.
    Nota: se mantieni lo stesso dominio devi inserire le regole di redirect nel nuovo server invece che lasciarle nel vecchio.
  4. Fai crawling del nuovo sito e controlla gli errori interni 3xx/4xx/5xx. Come hai già fatto per il vecchio sito anche il nuovo deve essere scansionato. In fase di produzione qualche errore può capitare e soltanto un crawler può aiutarti ad evidenziare rapidamente eventuali problemi.
  5. Genera la nuova Sitemap.xml. Ora che hai l’elenco di tutti gli URL del nuovo sito devi procedere a generare la nuova Sitemap.xml.
  6. Invia la nuova sitemap.xml a GSC. Invia a GSC il nuovo elenco di URL del nuovo sito così potrai monitorare le statistiche di indicizzazione.
  7. Genera il nuovo file Robots.txt. Attenzione a non bloccare risorse importanti per l’indicizzazione come file CSS e JS.
  8. Attiva le redirezioni dalle vecchie pagine alle nuove. In fase pre-migrazione hai generato il database con tutte le redirezioni, ora è il momento di trasformare il database in regole per il web server e attivare la funzione di redirect. Per i server Apache le redirezioni si inseriscono nel file HTACCESS, per server Nginx si deve modificare il file di configurazione nginx.config mentre i server IIS sono gestiti via pannello di controllo oppure tramite ApplicationHosting.config (grazie a Marco Galeassi).
  9. Verifica redirezioni lanciando la scansione della vecchia sitemap. In fase pre-migrazione hai aggiornato la Sitemap.xml del vecchio sito, per verificare che tutte le redirezioni siano al posto giusto carica la vecchia sitemap.xml in Screaming Frog in modalità elenco e lancia il crawling. Se ogni URL viene redirezionato 301 verso le nuove pagine allora hai svolto un buon lavoro. Eventuali redirect mancanti sono da implementare ASAP.
  10. Imposta la pagina 404.Verifica che il web server risponda con uno status code 404 ad ogni richiesta di risorse inesistenti e non con status code 200 oppure con redirezioni. Questo accorgimento è importante anche per proteggersi da eventuali backlink maligni (Negative SEO) che puntano URL inesistenti sul tuo sito con anchor text penalizzanti.
  11. Usa il processo di migrazione disponibile in GSC. Attraverso la funzione specifica di GSC chiamata Strumento Cambio di indirizzo è possibile avviare una migrazione SEO gestita. Prima di iniziare il processo assicurati di aver registrato tutti i profili necessari su GSC e di essere amministratore e proprietario, altrimenti non potrai proseguire con lo spostamento verso il nuovo dominio.
  12. Installa tutti gli strumenti di Web Analytics necessari: per monitorare l’andamento delle visite non dimenticarti Google Analytics, Tag Manager, etc.
Una volta avviato il processo di cambio indirizzo in GSC, troverai questo messaggio fino a processo terminato:

Un proprietario della proprietà di Search Console http://xxx.xx/ ha richiesto un cambio di indirizzo del sito a http://yyy.yy/. In questo modo Google può indicizzare i nuovi URL in corrispondenza del nuovo indirizzo, riducendo al minimo l’impatto sull’attuale posizione del tuo sito nei risultati della Ricerca Google. Tutti i risultati di ricerca di Google relativi al tuo sito verranno inoltre reindirizzati automaticamente al nuovo dominio per 180 giorni. Devi comunque aggiornare le risorse nel tuo sito, ad esempio i tag o le intestazioni che fanno riferimento al vecchio dominio.

Fase Post Migrazione

La fase post migrazione serve per monitorare l’indicizzazione e lo stato di salute del nuovo sito. Consiglio di dedicare il tempo necessario alle analisi dei KPI principali, le tempistiche di reazione sono molto importanti al fine di evitare o risolvere problemi che potrebbero sorgere.

  1. Correggi tutti i backlink che hai generato precedentemente in web directory, social networks, guest posting e directory locali e aggiorna il puntamento verso il nuovo sito web.
  2. Monitora tutti i KPI principali. Traffico dai motori di ricerca, ranking dei principali termini di ricerca, errori di scansione, backlink e pagine indicizzate, sono tutti parametri che è importante tracciare giornalmente durante e dopo una migrazione. Da GSC puoi estrarre le principali parole chiave che generano il traffico organico e quindi monitorare il loro posizionamento in SERP. Nel caso dovessi individuare un calo importante di visibilità per alcune parole chiave ti conviene verificare le redirezioni dalla pagina che prima si posizionava bene.
  3. Monitora gli errori 404. Se dovessero apparire nuovi errori 404 di pagine che non sono state direzionate per errore, devi redirezionarle al più presto.
  4. Fetch as Googlebot e verifica Robots.txt. Per sicurezza controlla di nuovo le pagine del tuo sito con la funzione di GSC “Fetch as Googlebot”. Il file Robots.txt deve permettere l’accesso a Googlebot a tutte le risorse necessarie CSS e JS.
  5. Aumenta il TTL dei record DNS. Alcuni giorni dopo la migrazione puoi aumentare in modo sicuro il TTL dei record DNS del sito. Impostalo sul valore di pre-migrazione.
  6. Ricordati di rinnovare il vecchio dominio, non solo quello definitivo.

Abbiamo visto come evitare i rischi SEO di una migrazione svolta nel modo sbagliato, seguendo la guida passo passo aiuterai Google ad indicizzare velocemente ed in modo corretto i contenuti nel nuovo sito web.

Mi hanno rifatto il sito e ho perso tutto il traffico

Quando le migrazioni del sito web falliscono, di solito è a causa di:

  • Una mancanza di consapevolezza dei rischi connessi alle migrazioni dei siti Web
  • Una pessima pianificazione
  • Una checklist di migrazione incompleta o mancante
  • Una mancanza di competenze delle parti coinvolte

SEMrush webinar: Come fare una migrazione SEO corretta senza perdere traffico e posizioni

In questo webinar Giovanni Sacheli mostrerà la sua procedura per migrare correttamente un sito web senza perdere traffico. Partiremo dalle fasi preparatorie pre-migrazione, vedremo le specifiche attività da compiere al momento della migrazione e concluderemo con i monitoraggi necessari da implementare post-migrazione.

Spero di averti dato abbastanza motivi per non prendere sotto gamba una migrazione. Come hai visto le migrazioni dei siti web possono essere davvero complicate. Per fare la migrazione al tuo sito devi avere un piano solido eseguito con precisione militare.

Come è andata la tua migrazione? Hai critiche o suggerimenti da aggiungere per migliorare questa guida SEO? Lascia un commento.

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Autore

Commenti |33

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  1. Lauryn 1 commento

    ciao, io non ho microsoft excel, come faccio a scaricare il file di seoaudit?

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Lauryn, non ci sono problemi se non hai Excel, puoi scaricare il file e aprirlo con OpenOffice o Google Doc che sono due suite gratuite per gestire documenti Word, Excel & co. A presto e buon lavoro :)

  2. Luigi 1 commento

    Ciao Giovanni,
    Alla tua ottima lista aggiungerei di prendersi nota delle top landing page riportate su GWT e assicurarsi che abbiano una corrispettiva pagina sul nuovo sito e che siano in lista nei 301!

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ben detto Luigi :)

  3. Robert 4 commenti

    Un articolo molto utile ed interessante, come del resto tutto il blog.

    Una domanda: diciamo che devo migrare un sito da “www.marchioregistratodaterzi.com” a
    “www.nuovodominio.com”. Il primo dominio, sul quale ho il sito e sul quale puntano tutti i link, lo devo lasciare per richiesta del proprietario del marchio. Il secondo è un sito che non ha né storia né link.
    E’ possibile procedere ad una migrazione SEO friendly, ma senza che digitando “www.marchioregistratodaterzi.com” si venga reindirizzati su “www.nuovodominio.com”.

    In sostanza, voglio passare il link juice al nuovo sito, ma non correre il rischio di essere denunciato per l’utilizzo di un marchio registrato.

    Grazie

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Robert, se devi abbandonare il vecchio server (molto male!) ti consiglio di procedere quanto prima alla migrazione, piazzando i 301 sul vecchio server. Solo in questo modo puoi sperare che alla data in cui consegnerai il vecchio server Google abbia già ricevuto tutte le redirezioni necessarie per spostare authority e ranking alle nuove pagine.
      Se sposti il sito senza redirezioni perdi tutto.

  4. Edoardo 1 commento

    Ciao Giovanni ,
    articolo molto interessante.
    Io sono in fase di restyling per cui cambierò provider ed il sito sarà ricreato com CMS con cambio di tutti i percorsi link ed immagini.
    Il nome dominio resterà però lo stesso.
    Chiaramente del vecchio sito non rimarrà niente online e non ho possibilità di gestione DNS sul vecchio hosting.

    Ho effettuato redirect 301 pagina a pagina ed immagine a immagine.

    Va bene così o devo procedere in modo alternativo?

    La tua guida mi sembra

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Edoardo, se sei sicuro di aver implementato tutti i redirect 301 necessari direi che va bene così. Aggiorna la sitemap.xml, verificala ed inviala a GWT.

      Scanso equivoci lancerei anche una scansione con SCreaming Frog della vecchia sitemap.xml per assicurarmi che tutti gli URL siano redirezionati.

      PS: la tua guida mi sembra… ? :D

  5. Andrea 2 commenti

    Ciao Giovanni,
    grazie per l’articolo veramente utile!!! Sono anch’io in fase di restyling di un sito esistente. E’ un ecommerce che manterrà quindi lo stesso nome dominio, ma cambierà tutti i link interni.
    Gira su hosting linux (quindi server apache)
    Il “guaio” è che si tratta di circa 2100 pagine (ovviamente incluse in una sitemap) di cui google boot ne ha indicizzate circa 1800.
    E’ già pronta la nuova sitemap più o meno di pari pagine e devo fare un redirect 301 da pagina a pagina.
    Ho paura però che un file htacces con 2100 redirect 301 diventi troppo “pesante”. Esiste una soluzione alternativa a tuo avviso?
    Grazie mille e ancora complimenti per il tuo blog

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Andrea grazie per il commento molto tecnico, sono quelli a cui preferisco rispondere ;)

      Non esiste un valore assoluto di redirezioni singole gestibili dal file .htaccess, dipende infatti dalla potenza del tuo server e dal numero di richieste che questo riceve. In linea di massima si tende a non avere più di 3.000 regole per file .htaccess.

      Una buona pratica è usare regole dette wildcard, ovvero regole che gestiscono più redirezioni con una singola stringa, ma dipende dal pattern che i tuoi url hanno. Una singola regola potrebbe gestire centinaia di redirezioni senza appesantire o rallentare il server.

      Potresti considerare l’opzione di inserire molteplici regole di redirezione dentro il file di configurazione del web server, che viene letto e compilato ad ogni restart del server e poi restano in memoria. Le stesse regole inserite nel file .htaccess verrebbero eseguite più lentamente perché lette ed interpretate al volo ad ogni singola richiesta http. La differenza a livello di efficienza è notevole per grandi siti web.

      Per le redirezioni 1a1 una buona opzione è quella di inserire le regole di Redirect in direcrory, contenitori nel file di configurazione, oppure in singoli file .htaccess posizionati nelle direcrory per la quali valgono le rispettive regole in modo che vengano lette ed applicate soltanto per le richieste http interessate, ed ignorate per tutte le altre.

      In ogni caso ricordati che le regole di redirect vengono processate in primis dal file di configurazione del web server e poi dal file .htaccess nel folder interessato dalla richiesta http.

      Spero di averti aiutato, buon lavoro!

      1. Andrea 2 commenti

        Ciao Giovanni, grazie molto per i tuoi consigli. Temo però che nel mio caso le tue soluzioni non siano fattibili in quanto:
        1) non posso mettere mani ai file di configurazione del server. Si tratta infatti di un hosting condiviso su cui non ho molte possibilità di intervenire
        2) il mio vecchio sito è fatto con joomla 1.5 e le sue url sono del tipo dominio/blablabla-sempre-uguale?page=shop.browse&category_id=42 e quindi non esistono directory
        Mi restano due soluzioni (anzi 3):
        1) Fare 2100 righe in file htaccess sperando che il server “regga” bene
        2) Fare in modo che quando l’url contiene “blablabla-sempre-uguale” il server esegua una pagina in php dove mi gestisco tutti i redirect 301
        3) provare a usare un componente di joomla che possa gestire tutto al mio posto, ma ho un po’ “paura” di lasciar fare qualcosa di così importante senza capire bene che succede…
        In ogni caso dopo che avrò completato il lavoro mi impegno a postare qui la soluzione adottata e i risultati ottenuti nel bene o nel male :)
        Resta inteso che ulteriori tuoi consigli o dei tuoi lettori sono per me preziosissimi e apprezzati. ;)
        Buon lavoro a te!!!

        1. Antonio Grazioli 1 commento

          anche io situazione simile alla tua, con ben 30.000 “vecchie” urls da rimappare 1 a 1 con nuove url
          ho fatto così

          -fatto un redirect .htaccess da vecchia-pagina.asp?id=12345 a nuova-pagina.php?id=12345

          -la pagina php prende l’id, cerca in una tabella di database (che ho creato popolandolo con excel con ID e alias Joomla della nuova pagina) l’alias della pagina stessa

          -la pagina php fa il redirect tramite “header: location”….

          una riga in htaccess ma poi è lo script ph che si smazza il tutto…

          1. Giovanni Sacheli 752 risposte

            Bravo Antonio, grazie del commento! La tua mi sembra un’ottima soluzione per velocizzare il lavoro. L’unico consiglio che posso darti è di verificare che nell’header ci sia il redirect 301 e non il 302 (che è temporaneo) tipico del parametro location.

  6. Marco 3 commenti

    Ciao Giovanni, se ho un redirect 301 dalla versione https alla versione http (dello stesso sito) e clicco su un risultato organico di https.. è possibile che la visita in analytics dell’http me la registri come traffico diretto?

    come posso farla registrare come traffico organico?

    grazie mille in anticipo

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Marco grazie per il commento.
      Quando la visita arriva da un dominio con https ad uno http, in Analytics si perde il referral e la visita risulta da traffico diretto. Per mantenere il referral di un https devi atterrare su un https.

      Potrebbe interessarti questo articolo: https://www.evemilano.com/serve-migrare-da-http-a-https/

  7. Davide 2 commenti

    Ho un sito abbastanza vasto in 3 lingue ma di vecchia data, sviluppato senza cms. Adesso vorrei installare wordpress e rifare tutte le pagine sulla nuova piattaforma, questo su stessi dominio e hosting. Se installo wordpress e vado a creare nuove pagine con contenuti e url identici alle vecchie, faccio dei danni?

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Davide, se riuscissi a mantenere gli stessi URL con stessi contenuti sarebbe perfetto, altrimenti è necessario fare i redirect 301.
      Attenzione all’estensione che usi ora, perchè solitamente WordPress non usa estensioni (.html, .php, …).

      1. Davide 2 commenti

        Grazie sei stato gentilissimo. Quindi nel caso risultasse diversa solo l’estensione basterebbe per esempio fare un 301 da sito.net/pagina.html a sito.net/pagina, e se titolo, corpo e immagini sono gli stessi non perderei nulla anche con impaginazione e veste grafica diversa, giusto?

        1. Giovanni Sacheli 752 risposte

          Esatto Davide!

  8. Andrea 2 commenti

    Ciao Giovanni,
    complimenti per l’articolo perchè sei riuscito a far capire parecchie cose anche ad un principiantone come me.
    Vorrei cogliere l’occasione per chiederti un parere su una migrazione di sito ecommerce che mi sto facendo gestire da un webmaster:
    il vecchio sito miodominio.it è gestito da aruba, gira su server linux, è stato realizzato in asp.net (zencart) ed ha solo url dinamici; dovendolo spostare su miodominio.com, gestito da altro provider, basato su CMS Prestashop e quindi con url statici, quale sarebbe la procedura migliore? Il webmaster mi propone solo, tramite gestione DNS, il puntamento del vecchio dominio all’IP del nuovo, abbandonando il vecchio server. Non si rischia così di pregiudicare buona parte della SEO?
    Grazie

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Andrea, come dici tu pensare solo al DNS è molto riduttivo e perderesti tutto il traffico organico verso le pagine interne al sito.

      Ti consiglio di seguire la procedura indicata in questo post se vuoi salvare il traffico da Google, altri motori di ricerca e referral.

      I webmaster spesso tralasciano questi aspetti che reputo “cruciali”, vuoi per mancanza di tempo/budget/voglia.

      1. Andrea 2 commenti

        Grazie mille Giovanni, dovrò trovarmi uno capace a farlo o a supportarmi, non me la sento di farlo da solo, sono sicuro che farei un disastro

  9. daniele 1 commento

    Fantastica l’immagine dell’articolo! Ora mi appresto a leggerlo. :-)

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Grazie Daniele :D spero che la guida ti possa aiutare!

  10. Alessandro 2 commenti

    Ciao Giovanni
    Nel search console ,il cambio di indirizzo lo si deve fare sia per la versione con e senza www?

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Alessandro, grazie del commento.
      Se passi da HTTP ad HTTPS (immagino) il cambio indirizzo è importante farlo sulla versione di dominio precedente.
      Mi spiego meglio, se passi da http-www a https-www il cambio indirizzo va fatto sul vecchio profilo con www. Se non usavi il www cambia indirizzo dal profilo senza www.

      A presto!

  11. Daniele 1 commento

    Salve,
    Mantenendo stesso web server stesso hosting stesso dominio e rinnovare il sito con un nuovo template passando da joomla a WordPress, la procedura è la stessa o si salta qualche passaggio?
    Grazie mille

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Daniele, dato che la struttura di URL molto probabilmente cambierà passando da un CMS all’altro, la cosa importante è impostare bene i redirect 301 dalle vecchie pagine alle nuove. A presto e buon lavoro!

  12. andrea 1 commento

    Ciao,

    prima di tutto complimenti per la guida, sto cercando di seguirla passo a passo, volevo chiederti una cosa riguardo al punto 2 dove dici
    “Scarica il database delle landing page organiche da Google Webmaster Tools e delle immagini che appaiono nei risultati di ricerca.”

    Dove posso scaricare tali immagini, sono riuscito a fare scansione con screaming frog e a correggere alcuni errori, ho scaricato da google webmaster tools le landing page ma non ho trovato le immagini.

    Grazie mille

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Andrea, in effetti la frase non era chiara e l’ho cambiata.
      La lista delle immagini la trovi con una scansione. Su GSC puoi scaricare le landing organiche e le pagine con più backlink. Per ora niente immagini :)

      Grazie per la segnalazione, buon lavoro.

  13. Marco 6 commenti

    Ciao Giovanni, devo seguire il relaunch di un sito, è un redesign quindi senza grandi cambiamenti.

    Vorrei evitare di portare nella nuova versione pagine totalmente inutili, come ad esempio le pagine autore e le relative paginazioni.

    Genererei quindi 404, che di per sé non sono dramma se non fossero tante (ti direi un quinto del totale delle pagine). Domanda: le lascio in 404, dando un segnale a Google di bassa qualità del sito, o forzo un redirect a pagine che però non c’entrerebbero niente?

    Grazie e un caro saluto
    Marco

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Marco grazie per la domanda.
      Io farei dei redirect 301 dalla pagina autore alla pagina blog, ed eliminerei dal front-end tutti i link che puntano a questi URL redirezionati.
      Mi assicurerei anche che queste pagine vengano rimosse dalla sitemap.xml.
      In genere preferisco evitare 404 interni.
      A presto!

      1. Marco 6 commenti

        Grazie Giovanni, gentilissimo come sempre!

        Marco

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