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I dati di Google Analytics come la frequenza di rimbalzo, pagine per sessione e permanenza media sul sito sono fattori che Google usa per il calcolo del ranking? Se lo chiedi a me ti rispondo NO!

Alcuni colleghi SEO pensano che Google sfrutti questi indicatori di usabilità del sito web, presi da Google Analytics, per il calcolo del ranking. Secondo me non è ragionevole crederlo ed in questo post voglio spiegare perché. Se anche tu sei dell’idea che Google utilizzi per il ranking, tra le centinaia di altri fattori, anche i dati di Analytics di ciascun sito allora continua a leggere.

La qualità dei dati

Per spiegare perché credo che questa idea sia infondata parto dalla questione che reputo più importante: la qualità dei dati.

1° aspetto

Quando si usano dei dati per generare statistiche, regole e algoritmi è importante che i dati siano corretti, dati sbagliati o non coerenti generano considerazioni errate, quindi algoritmi che non rappresentano la situazione reale.

Lo sai quanto è facile alterare i dati di Analytics? Un’installazione sbagliata dello script, un evento configurato male oppure un semplice parametro UTM sui link interni potrebbe cambiare drasticamente i valori di frequenza di rimbalzo, pagine per sessione e permanenza media sul sito. Questi errori infatti possono resettare la sessione utente avviandone una nuova, questo cambia tutti i KPI di usabilità della visita utente.

Secondo te, Google consapevole di questo, userebbe dei dati potenzialmente errati per affinare i suoi algoritmi di ranking? Secondo me no.

Questo aspetto, sebbene credo possa essere sufficiente a smentire l’idea che Google sfrutti i dati di usabilità del sito, non è l’unico. Vediamo il secondo aspetto che impatta sulla qualità dei dati.

2° aspetto

E cosa succede con i siti che usano Piwik, Shinystat o altri strumenti al posto di Google Analytics? Li penalizziamo di default? No dai…

E se mi fossi dimenticato di installare lo script di analytics in una sotto-sezione del sito? Google non mi farà rankare bene? Dai non farmi arrabbiare.

Frequenza di rimbalzo, pagine per sessione, permanenza media sul sito

Parliamo di altri KPI come frequenza di rimbalzo, pagine per sessione, permanenza media sul sito.

Pensi che un bounce rate basso sia indice di una visita di qualità e alta esperienza utente?
Una visita con 10 minuti di permanenza sul sito migliorerebbe il ranking della landing page?
Una sessione con 10 pagine viste migliora la qualità del sito percepita da Google?

Fantascienza.

Ti propongo qualche esempio che spero ti aiutino a vedere la questione da altri punti di vista.

Esempio 1

  • cerco su Google un paio di scarpe che voglio assolutamente acquistare
  • entro in un sito trovato in SERP
  • nel primo listing dove atterro non trovo la scarpa
  • cerco in altre categorie del sito, apro listing dopo listing in cerca delle mie scarpe
  • dopo 10 minuti di ricerca inutile abbandono il sito imprecando e cerco altrove

Questa sessione avrà bounce rate basso, diverse pagine per sessione e un alto tempo di permanenza. Fantastico?! Per nulla, esperienza utente frustrante.

Esempio 2

  • cerco su Google un paio di scarpe
  • entro in un sito trovato in SERP
  • nella landing page trovo al volo le mie scarpe
  • in 30 secondi con un sistema fast-pay acquisto

Questa sessione avrà bounce rate basso, poche pagine per sessione e un basso tempo di permanenza. Terribile?! Per nulla, esperienza utente appagante.

Esempio 3

  • cerco su Google info sul cambio Euro/Franco Svizzero
  • entro in un sito trovato in SERP (perché per qualche strano motivo non mi fido di quello mostrato da Google)
  • nella landing page vedo subito il tasso di cambio, il tasso è scritto grosso al centro dello schermo
  • abbandono il sito in 5 secondi, magari anche con un “back” del browser per cercare un biglietto aereo per Taipei

Questa sessione avrà bounce rate al 100%, 1 pagina per sessione e un tempo di permanenza pari a zero. Terribile, oddio Google mi penalizzerà?! Per nulla, esperienza utente appagante.

Quindi?

Quindi come avrai intuito non ci sono KPI di usability da prendere come valori assoluti, ogni sito ha le sue caratteristiche e ogni visita (e ogni utente) ha le sue peculiarità ed i suoi intenti di ricerca. Per certe visite un bounce rate alto potrebbe essere segno di qualità, per altre potrebbe essere un segno di cattiva esperienza utente.

Google potrebbe conoscere a priori che casistica applicare al sito? Anzi, quale applicare a ciascuna combinazione utente/visita/landing page?

Molto difficile per me, servirebbe che un umano catalogasse in modo molto dettagliato ogni singolo sito web nell’indice di Google. Ci sarebbe comunque spazio per errori umani.

Quali sono i KPI che potrebbe usare Google?

Sicuramente quelli di usabilità in SERP, ovvero traccerebbe quello che succede a casa sua dove ha il pieno controllo sulla qualità dei dati che raccoglie.

In passato fu dimostrato più volte l’impatto di azioni manipolatorie in SERP nei vari test SEO fatti in USA da Rand Fishkin ed in Italia da Cesarino Morellato e Andrea Scarpetta.

Cosa dimostrarono? Che cambi di CTR in SERP possono impattare temporaneamente sul ranking del singono risultato. Non potrebbe che essere così: Google adatta il ranking in base ai risultati più cliccati dagli utenti – nelle sue pagine dei risultati. Non lo fai anche tu con le heatmap?

Ci sono altri fattori che Google potrebbe studiare oltre al CTR. Ultimamente si parla molto di Pogo sticking. Il pogo sticking avviene quando un utente esegue una ricerca su Google, clicca un risultato, rapidamente preme il tasto indietro del browser per tornare in SERP (ai risultati di ricerca). Questo tipo di comportamento è un diretto risultato di insoddisfazione immediata del risultato ottenuto. A differenza del bounce rate, il pogo sticking è sempre un segnale negativo.

Quello che succede dopo, negli altri siti, non penso interessi a Google, e non penso sia in grado di interpretarlo.

Tu cosa ne pensi?

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Autore

Commenti |3

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  1. Carlo 2 commenti

    Ottimo articolo, grazie

  2. Fabio Sermatica 8 commenti

    Ciao
    grazie, gli esempi rendono bene l’idea. Da tenere in considerazione che i fattori di posizionamento sono tanti e quindi, seppur i tuoi esempi non facciano una piega, andrebbero visti in un insieme di fattori più ampio.

    1. Giovanni Sacheli 752 risposte

      Ciao Fabio grazie del commento. Capisco quello che intendi e hai ragione. Come avrai capito non è possibile mettere tutte le variabili in un post, Soprattutto parlando di SEO dove le variabili sono pressoché infinite. Per forza di cose quando scrivo devo stare in un argomento circoscritto e divagare il meno possibile. In questo caso parlo dei soli dati di Google Analytics, dato che sull’argomento ho partecipato ad interessanti discussioni tra colleghi e ho voluto consolidare la mia idea con esempi esplicativi. L’obiettivo era dimostrare che non è sempre oro quello che luccica, come ad esempio un CTR basso ;)

      A presto e buon weekend!

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