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Cosa significa migrare un sito web

La migrazione di un sito web è una delle operazioni più delicate nella gestione di un progetto digitale. Un errore nella pianificazione o nell’esecuzione può tradursi in un crollo immediato di visibilità organica, con conseguenze dirette su traffico e revenue.

Questa guida documenta la procedura operativa che utilizzo nelle migrazioni SEO, dalla fase di audit pre-migrazione al monitoraggio post-lancio. L’approccio è agnostico rispetto al CMS: che si tratti di WordPress, Magento, Shopify, headless o siti custom, i principi e le verifiche tecniche restano identici.

Tipologie di migrazione

Le migrazioni si classificano in base a cosa cambia. Ogni tipologia comporta rischi e complessità diverse:

  • Cambio struttura URL — abbreviare, normalizzare o riorganizzare i permalink. Esempio: rimuovere la data dallo slug, passare da parametri query a path statici.
  • Consolidamento contenuti — unire pagine che si cannibalizzano su stesse query in un unico URL più forte. Operazione frequente dopo un content audit.
  • Redesign e ristrutturazione — modifica del layout, dell’architettura informativa e spesso del contenuto stesso. Il rischio principale è la perdita di struttura dei link interni.
  • Migrazione HTTP → HTTPS — cambio di protocollo. Google considera HTTP e HTTPS come URL distinti, quindi tutti gli URL cambiano.
  • Cambio hosting o infrastruttura — nuovo server, CDN, edge computing. L’URL non cambia ma cambiano IP, performance, configurazioni server-side.
  • Cambio CMS o stack tecnologico — da monolitico a headless, da server-side rendering a SPA con client-side rendering, da un CMS proprietario a WordPress o viceversa.
  • Cambio dominio — rebranding, acquisizioni, passaggio da ccTLD a gTLD. È la migrazione con il rischio più alto perché si perde l’associazione dominio-segnali di ranking accumulata negli anni.
  • Merge di più siti — consolidamento di domini separati in un unico sito. Frequente dopo acquisizioni societarie o passaggio da strategia multi-dominio a dominio singolo. Per approfondire: conviene unire più siti web?

Nella pratica, le migrazioni raramente ricadono in una sola categoria. Un redesign spesso implica cambio CMS, nuova struttura URL e passaggio a HTTPS — ognuno di questi fattori moltiplica i rischi.

Perché le migrazioni sono rischiose

Cambiare URL a una pagina significa chiedere a Google di trasferire tutti i segnali di ranking — PageRank, anchor text dei backlink, segnali di engagement — dal vecchio URL al nuovo. Questo trasferimento non è mai perfetto: anche con redirect 301 implementati correttamente, una quota di link equity viene persa nel processo.

I rischi principali includono:

  • Perdita di ranking — i segnali accumulati su URL vecchi non vengono trasferiti integralmente ai nuovi
  • Redirect chain e loop — catene di redirect che diluiscono il PageRank e rallentano il crawling
  • Orphan pages — pagine del nuovo sito non raggiungibili dai crawler per link interni mancanti
  • Cannibalizzazione — vecchi URL ancora indicizzati competono con i nuovi per le stesse query
  • Perdita di backlink — link esterni che puntano a URL non più redirezionati o a un server spento
  • Problemi di rendering — cambio CMS o framework che introduce client-side rendering non compatibile con Googlebot

Nota: la regola generale è evitare di modificare gli URL quando non strettamente necessario. Può essere più efficace migliorare il ranking con URL non ottimali piuttosto che affrontare i rischi di una migrazione.

Fase 1: Pre-migrazione

La fase pre-migrazione è la più importante. Una pianificazione accurata riduce drasticamente i rischi e consente di gestire i problemi prima che impattino sulla visibilità organica. Questa fase richiede tipicamente da 2 a 8 settimane a seconda della complessità del sito.

1.1 Crawling completo del sito attuale

La prima attività è un crawling completo del sito con Screaming Frog (o un crawler equivalente). L’obiettivo è ottenere un inventario esaustivo di tutte le risorse indicizzabili:

  • URL di tutte le pagine HTML con status code, title, meta description, canonical, hreflang
  • URL delle immagini (anche le immagini ricevono backlink e possono generare traffico da Google Images)
  • Mappa completa dei link interni con anchor text
  • Redirect interni già esistenti (catene, loop, redirect temporanei)
  • Risorse CSS/JS bloccate o con errori di caricamento

Esporta tutto in un file strutturato. Questo database sarà il riferimento per costruire il mapping dei redirect e per verificare la completezza della migrazione.

1.2 Audit dei contenuti e delle performance organiche

Scarica da Google Search Console i dati sulle landing page organiche degli ultimi 16 mesi:

  • URL, click, impressioni, CTR, posizione media
  • Query che generano traffico per ogni landing page
  • Trend stagionali per identificare i periodi di picco (e quindi i giorni peggiori per migrare)

Questi dati servono a due scopi: identificare le pagine ad alto valore che richiedono redirect prioritari, e stabilire la baseline di performance pre-migrazione per il monitoraggio successivo.

Esegui anche un content audit completo per identificare pagine da consolidare, aggiornare o rimuovere. La migrazione è il momento ideale per fare pulizia dell’architettura dei contenuti.

1.3 Inventario e analisi dei backlink

Scarica il database completo dei backlink da più fonti (GSC, Ahrefs, Majestic) e consolida i dati:

  • Identifica le pagine che ricevono più link esterni — queste richiedono redirect 1:1 perfetti
  • Verifica lo status code delle pagine linkate — se ci sono backlink verso URL che già restituiscono 404, implementa redirect prima della migrazione
  • Mappa le anchor text per verificare che il contenuto della pagina di destinazione post-migrazione sia coerente

I backlink rappresentano il PageRank accumulato nel tempo. Perderli significa perdere autorevolezza agli occhi di Google.

1.4 Correzione errori interni

Prima di migrare, il sito di partenza deve essere il più pulito possibile dal punto di vista tecnico:

  • Correggi tutti i link interni che puntano a URL con status 3xx, 4xx o 5xx — ogni link deve puntare alla risorsa finale con status 200
  • Risolvi le catene di redirect interne — Googlebot segue un massimo di 10 hop, ma già dopo 3-4 la perdita di PageRank è significativa
  • Verifica che i tag canonical siano coerenti e puntino alla versione corretta di ogni pagina

Partire da una base pulita rende il mapping dei redirect più semplice e riduce la probabilità di errori a cascata.

1.5 Costruzione del mapping dei redirect

Questa è la fase più critica dal punto di vista tecnico. Per ogni URL del sito attuale, devi definire l’URL di destinazione nel nuovo sito. Per approfondire la parte tecnica dei redirect, consulta la guida ai redirect e l’articolo sulle differenze tra URL rewrite e HTTP redirect.

Regole fondamentali:

  • Redirect 1:1 — ogni vecchio URL deve essere redirezionato al nuovo URL corrispondente. I redirect “many-to-one” (molte pagine → homepage) sono un errore grave: Google li interpreta come soft 404
  • Redirect 301, non 302 — il redirect 301 (permanente) trasferisce i segnali di ranking. Il 302 (temporaneo) non li trasferisce nella stessa misura
  • Redirect lato server — mai usare redirect JavaScript o meta refresh. Solo redirect HTTP implementati a livello di web server (Apache .htaccess, Nginx config, Cloudflare rules, Vercel/Netlify config)
  • Pagine senza corrispondenza — se un URL vecchio non ha una controparte nel nuovo sito, redireziona alla pagina semanticamente più vicina (per topic e intent) o alla pagina di categoria
  • Immagini e risorse — anche PDF, immagini e altri asset che ricevono backlink devono essere mappati nel redirect

Per migrazioni di grandi siti (10k+ URL), è necessario automatizzare il mapping con script che incrociano il crawl del vecchio sito, gli URL del nuovo sito e i dati di backlink. Tool come migTool possono velocizzare significativamente questa fase.

1.6 Preparazione Sitemap.xml e robots.txt

Sul sito attuale:

  • Rigenera la Sitemap.xml con tutti gli URL canonici attivi — questa servirà come base per la verifica dei redirect
  • Verifica il file robots.txt — non deve bloccare risorse CSS/JS necessarie al rendering. Google deve poter accedere a tutte le risorse per indicizzare correttamente le pagine
  • Invia la Sitemap aggiornata a GSC per assicurarti che Google abbia una mappa completa del sito prima della migrazione

Per il nuovo sito, prepara in anticipo la Sitemap.xml con tutti i nuovi URL. Puoi verificarne la completezza con tool specifici per l’analisi delle sitemap.

1.7 Registrazione su Google Search Console

Registra il nuovo dominio (o il nuovo protocollo HTTPS) su GSC. Assicurati di avere:

  • Proprietà verificata per il nuovo dominio
  • Accesso come proprietario (non come utente), necessario per lo strumento Cambio di Indirizzo
  • Preferibilmente verifica tramite DNS per la massima flessibilità

Per approfondire l’uso avanzato di GSC nel contesto delle migrazioni: come indicizzare un sito web su Google.

1.8 Riduzione TTL DNS e backup

Nei giorni precedenti alla migrazione:

  • Abbassa il TTL dei record DNS a 300 secondi (5 minuti) — questo garantisce che la propagazione DNS avvenga rapidamente e permette un rollback veloce in caso di problemi
  • Esegui un backup completo — database, file, configurazioni server. Devi poter ripristinare tutto in meno di un’ora
  • Testa i redirect su staging — carica la vecchia Sitemap.xml nel crawler puntando all’ambiente di staging del nuovo sito e verifica che ogni URL venga redirezionato correttamente

Fase 2: Il giorno della migrazione

La migrazione va eseguita in un giorno a basso traffico, possibilmente nelle prime ore del mattino. In un e-commerce con traffico internazionale non esiste un momento “sicuro” — in quel caso, minimizzare la finestra di downtime è prioritario.

2.1 Go live

  1. Deploy del nuovo sito — carica file, database, configurazioni. Verifica che il robots.txt del nuovo sito non contenga ancora le restrizioni dell’ambiente di staging (Disallow: /)
  2. Aggiorna il puntamento DNS — modifica i record A/AAAA per puntare al nuovo IP. Con il TTL a 300 secondi, la propagazione sarà completa in pochi minuti
  3. Attiva i redirect sul vecchio server — le regole di redirect devono essere attive sul vecchio server (nel caso di cambio dominio/hosting) o sul nuovo server (nel caso di migrazione sullo stesso dominio)
  4. Mantieni il vecchio server online — il server precedente deve restare attivo il più a lungo possibile. Finché è attivo, i backlink verso i vecchi URL vengono redirezionati correttamente. Spegnere il vecchio server significa perdere tutto il traffico e il PageRank di quei backlink

2.2 Verifiche immediate

  1. Crawl del nuovo sito — lancia un crawling completo e confronta con l’inventario pre-migrazione. Verifica status code, title, canonical, hreflang, robots meta
  2. Verifica redirect — carica la vecchia Sitemap.xml in Screaming Frog in modalità lista e scansiona. Ogni URL deve restituire 301 → 200 (non 301 → 301 → 200 o 301 → 404)
  3. Invia la nuova Sitemap.xml a GSC — questo accelera la scoperta dei nuovi URL da parte di Googlebot
  4. Verifica il robots.txt — usa lo strumento di test in GSC per confermare che non ci siano blocchi involontari
  5. Controlla il rendering — usa lo strumento URL Inspection di GSC (o il Rich Results Test) per verificare che le pagine chiave vengano renderizzate correttamente da Googlebot
  6. Pagina 404 — verifica che URL inesistenti restituiscano status code 404 (non 200 con pagina vuota o redirect alla homepage)
  7. Strumento Cambio di Indirizzo (solo per cambio dominio) — attiva lo strumento dedicato in GSC. Richiede proprietà verificata su entrambi i domini e redirect 301 attivi dal vecchio al nuovo

2.3 Aggiornamento dei riferimenti interni

Dopo il go live, aggiorna tutti i riferimenti interni nel database del nuovo sito:

  • Link interni che ancora puntano al vecchio dominio o alla vecchia struttura URL
  • URL hardcoded nelle immagini, CSS, JavaScript
  • Canonical tag, hreflang, og:url e altre meta che referenziano i vecchi URL
  • Sitemap.xml interna che ancora elenca i vecchi URL

Su WordPress, questo processo può essere velocizzato con query SQL dirette per aggiornare i link URL in massa.

Fase 3: Post-migrazione e monitoraggio

Il monitoraggio post-migrazione è la fase in cui emergono i problemi. I primi 30 giorni sono critici: è il periodo in cui Google rielabora i segnali di ranking e aggiorna l’indice.

3.1 Monitoraggio KPI in GSC

Monitora giornalmente i seguenti indicatori confrontandoli con la baseline pre-migrazione:

  • Pagine indicizzate — il numero di pagine nell’indice deve crescere progressivamente e avvicinarsi al totale delle pagine del nuovo sito
  • Click e impressioni organiche — un calo iniziale del 10-20% è fisiologico. Un calo superiore al 30% richiede intervento immediato
  • Errori di crawling — nuovi 404 che appaiono nel report di copertura indicano redirect mancanti da implementare
  • Posizionamento delle keyword principali — traccia le query ad alto traffico e verifica che i nuovi URL compaiano al posto dei vecchi

3.2 Gestione degli errori 404

Nei giorni successivi alla migrazione, nuovi errori 404 appariranno inevitabilmente nel report di GSC. Non tutti richiedono un redirect:

  • 404 con backlink o traffico — richiedono redirect 301 immediato verso la pagina più pertinente
  • 404 di pagine irrilevanti — pagine senza backlink, senza traffico e senza valore possono restare 404. Un sito senza errori 404 non esiste
  • 404 generati da bot o crawler esterni — spesso sono URL malformati o tentativi di exploit, non richiedono intervento

3.3 Aggiornamento dei backlink controllabili

I backlink che controlli direttamente vanno aggiornati manualmente al nuovo URL:

  • Profili social (LinkedIn, Twitter/X, GitHub, ecc.)
  • Directory aziendali e Google Business Profile
  • Guest post e citazioni su siti partner
  • Firme email e materiale marketing

Per i backlink da siti terzi che non puoi modificare, il redirect 301 dal vecchio server resta l’unica soluzione. Per questo il vecchio server deve rimanere attivo il più a lungo possibile — idealmente almeno 12 mesi.

3.4 Ripristino TTL DNS e rinnovo dominio

  • Dopo 7-14 giorni senza problemi, riporta il TTL DNS al valore standard (3600-86400 secondi)
  • Rinnova il vecchio dominio — se scade e viene registrato da un terzo, perdi i redirect e tutti i backlink associati

Casi particolari

Migrazione di siti con rendering JavaScript

I siti che dipendono da JavaScript per il rendering (React, Angular, Vue con CSR) introducono complessità aggiuntive durante la migrazione:

  • Verifica che il rendering server-side (SSR) o la generazione statica (SSG) funzionino correttamente per tutte le pagine del nuovo sito
  • Googlebot utilizza un renderer basato su Chromium aggiornato, ma il rendering avviene in una seconda fase (Web Rendering Service): un ritardo nel rendering significa un ritardo nell’indicizzazione
  • Testa il rendering con URL Inspection di GSC per le pagine critiche

Migrazione di siti e-commerce

Gli e-commerce presentano sfide specifiche per il volume di URL e la gestione dei prodotti:

  • Le pagine prodotto out-of-stock o discontinue devono essere gestite con redirect verso prodotti equivalenti, non verso la homepage o la categoria generica
  • I filtri e la navigazione faceted generano URL parametrizzati che richiedono una strategia specifica di canonical e robots
  • Le pagine di categoria con paginazione devono essere migrate preservando la struttura di crawling
  • I dati strutturati Product, BreadcrumbList e Organization devono essere aggiornati con i nuovi URL

Migrazione di siti multilingua

Per siti con implementazione hreflang:

  • Tutti i riferimenti hreflang devono essere aggiornati simultaneamente su tutte le versioni linguistiche
  • I redirect devono mappare correttamente le coppie vecchio-URL/nuova-URL per ogni lingua
  • Se cambia la struttura URL (da sottocartelle a sottodomini o viceversa), la complessità si moltiplica

Quando la migrazione fallisce

Le cause più frequenti di migrazioni fallite, dall’esperienza su decine di progetti:

  • Redirect mancanti o incorretti — la causa numero uno. Redirect many-to-one, redirect 302 invece di 301, catene di redirect, URL non mappati
  • Robots.txt che blocca il crawling — il robots.txt dello staging rimasto attivo in produzione con Disallow: /
  • Canonical errati — canonical che puntano ancora ai vecchi URL o canonical self-referencing sbagliati
  • Server vecchio spento troppo presto — tutti i backlink in ingresso restituiscono errore, perdita immediata di PageRank
  • Contenuti diversi sulle nuove pagine — se la pagina di destinazione del redirect ha un contenuto significativamente diverso, Google potrebbe non trasferire i segnali di ranking
  • Nessun monitoraggio post-migrazione — problemi non identificati per settimane che diventano irrecuperabili
  • Nessun coinvolgimento SEO nella pianificazione — la migrazione viene gestita esclusivamente dal team di sviluppo senza competenze SEO

Nota: se scopri una migrazione fallita settimane dopo il lancio, il danno è spesso parzialmente recuperabile ma richiede intervento tempestivo. La priorità è implementare i redirect mancanti e ripristinare l’accesso del crawler a tutte le risorse.

Checklist di migrazione SEO

Riepilogo sintetico di tutte le attività, da usare come riferimento operativo durante l’esecuzione:

Pre-migrazione

  • Crawling completo del sito attuale (HTML + immagini + risorse)
  • Export dati GSC: landing page, query, click, impressioni, posizione media (16 mesi)
  • Export e analisi backlink (GSC + Ahrefs + Majestic)
  • Correzione errori interni 3xx/4xx/5xx
  • Correzione backlink rotti (redirect verso pagine alternative)
  • Costruzione mapping redirect 1:1 (old URL → new URL)
  • Aggiornamento Sitemap.xml del sito attuale
  • Verifica e aggiornamento robots.txt
  • Registrazione nuovo dominio su GSC
  • Riduzione TTL DNS a 300 secondi
  • Backup completo (database + file + configurazioni)
  • Test redirect su ambiente di staging

Giorno della migrazione

  • Deploy nuovo sito (verifica robots.txt aperto)
  • Aggiornamento DNS
  • Attivazione redirect 301
  • Verifica redirect (crawl della vecchia Sitemap.xml)
  • Crawl completo del nuovo sito
  • Invio nuova Sitemap.xml a GSC
  • Test rendering con URL Inspection
  • Verifica pagina 404
  • Attivazione Cambio di Indirizzo in GSC (se cambio dominio)
  • Verifica tracking analytics

Post-migrazione

  • Monitoraggio giornaliero KPI in GSC (30 giorni minimo)
  • Gestione errori 404 emergenti
  • Aggiornamento link interni nel database
  • Aggiornamento backlink controllabili
  • Ripristino TTL DNS (dopo 7-14 giorni)
  • Rinnovo vecchio dominio
  • Mantenimento vecchio server attivo (minimo 12 mesi)

Risorse correlate

Per approfondire i temi trattati in questa guida:


La documentazione ufficiale di Google sulla gestione delle migrazioni è disponibile su Google Search Central: Move a site with URL changes.

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Commenti |33

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  1. Lauryn 1 commento

    ciao, io non ho microsoft excel, come faccio a scaricare il file di seoaudit?

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Lauryn, non ci sono problemi se non hai Excel, puoi scaricare il file e aprirlo con OpenOffice o Google Doc che sono due suite gratuite per gestire documenti Word, Excel & co. A presto e buon lavoro :)

  2. Luigi 1 commento

    Ciao Giovanni,
    Alla tua ottima lista aggiungerei di prendersi nota delle top landing page riportate su GWT e assicurarsi che abbiano una corrispettiva pagina sul nuovo sito e che siano in lista nei 301!

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ben detto Luigi :)

  3. Robert 4 commenti

    Un articolo molto utile ed interessante, come del resto tutto il blog.

    Una domanda: diciamo che devo migrare un sito da “www.marchioregistratodaterzi.com” a
    “www.nuovodominio.com”. Il primo dominio, sul quale ho il sito e sul quale puntano tutti i link, lo devo lasciare per richiesta del proprietario del marchio. Il secondo è un sito che non ha né storia né link.
    E’ possibile procedere ad una migrazione SEO friendly, ma senza che digitando “www.marchioregistratodaterzi.com” si venga reindirizzati su “www.nuovodominio.com”.

    In sostanza, voglio passare il link juice al nuovo sito, ma non correre il rischio di essere denunciato per l’utilizzo di un marchio registrato.

    Grazie

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Robert, se devi abbandonare il vecchio server (molto male!) ti consiglio di procedere quanto prima alla migrazione, piazzando i 301 sul vecchio server. Solo in questo modo puoi sperare che alla data in cui consegnerai il vecchio server Google abbia già ricevuto tutte le redirezioni necessarie per spostare authority e ranking alle nuove pagine.
      Se sposti il sito senza redirezioni perdi tutto.

  4. Edoardo 1 commento

    Ciao Giovanni ,
    articolo molto interessante.
    Io sono in fase di restyling per cui cambierò provider ed il sito sarà ricreato com CMS con cambio di tutti i percorsi link ed immagini.
    Il nome dominio resterà però lo stesso.
    Chiaramente del vecchio sito non rimarrà niente online e non ho possibilità di gestione DNS sul vecchio hosting.

    Ho effettuato redirect 301 pagina a pagina ed immagine a immagine.

    Va bene così o devo procedere in modo alternativo?

    La tua guida mi sembra

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Edoardo, se sei sicuro di aver implementato tutti i redirect 301 necessari direi che va bene così. Aggiorna la sitemap.xml, verificala ed inviala a GWT.

      Scanso equivoci lancerei anche una scansione con SCreaming Frog della vecchia sitemap.xml per assicurarmi che tutti gli URL siano redirezionati.

      PS: la tua guida mi sembra… ? :D

  5. Andrea 2 commenti

    Ciao Giovanni,
    grazie per l’articolo veramente utile!!! Sono anch’io in fase di restyling di un sito esistente. E’ un ecommerce che manterrà quindi lo stesso nome dominio, ma cambierà tutti i link interni.
    Gira su hosting linux (quindi server apache)
    Il “guaio” è che si tratta di circa 2100 pagine (ovviamente incluse in una sitemap) di cui google boot ne ha indicizzate circa 1800.
    E’ già pronta la nuova sitemap più o meno di pari pagine e devo fare un redirect 301 da pagina a pagina.
    Ho paura però che un file htacces con 2100 redirect 301 diventi troppo “pesante”. Esiste una soluzione alternativa a tuo avviso?
    Grazie mille e ancora complimenti per il tuo blog

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Andrea grazie per il commento molto tecnico, sono quelli a cui preferisco rispondere ;)

      Non esiste un valore assoluto di redirezioni singole gestibili dal file .htaccess, dipende infatti dalla potenza del tuo server e dal numero di richieste che questo riceve. In linea di massima si tende a non avere più di 3.000 regole per file .htaccess.

      Una buona pratica è usare regole dette wildcard, ovvero regole che gestiscono più redirezioni con una singola stringa, ma dipende dal pattern che i tuoi url hanno. Una singola regola potrebbe gestire centinaia di redirezioni senza appesantire o rallentare il server.

      Potresti considerare l’opzione di inserire molteplici regole di redirezione dentro il file di configurazione del web server, che viene letto e compilato ad ogni restart del server e poi restano in memoria. Le stesse regole inserite nel file .htaccess verrebbero eseguite più lentamente perché lette ed interpretate al volo ad ogni singola richiesta http. La differenza a livello di efficienza è notevole per grandi siti web.

      Per le redirezioni 1a1 una buona opzione è quella di inserire le regole di Redirect in direcrory, contenitori nel file di configurazione, oppure in singoli file .htaccess posizionati nelle direcrory per la quali valgono le rispettive regole in modo che vengano lette ed applicate soltanto per le richieste http interessate, ed ignorate per tutte le altre.

      In ogni caso ricordati che le regole di redirect vengono processate in primis dal file di configurazione del web server e poi dal file .htaccess nel folder interessato dalla richiesta http.

      Spero di averti aiutato, buon lavoro!

      1. Andrea 2 commenti

        Ciao Giovanni, grazie molto per i tuoi consigli. Temo però che nel mio caso le tue soluzioni non siano fattibili in quanto:
        1) non posso mettere mani ai file di configurazione del server. Si tratta infatti di un hosting condiviso su cui non ho molte possibilità di intervenire
        2) il mio vecchio sito è fatto con joomla 1.5 e le sue url sono del tipo dominio/blablabla-sempre-uguale?page=shop.browse&category_id=42 e quindi non esistono directory
        Mi restano due soluzioni (anzi 3):
        1) Fare 2100 righe in file htaccess sperando che il server “regga” bene
        2) Fare in modo che quando l’url contiene “blablabla-sempre-uguale” il server esegua una pagina in php dove mi gestisco tutti i redirect 301
        3) provare a usare un componente di joomla che possa gestire tutto al mio posto, ma ho un po’ “paura” di lasciar fare qualcosa di così importante senza capire bene che succede…
        In ogni caso dopo che avrò completato il lavoro mi impegno a postare qui la soluzione adottata e i risultati ottenuti nel bene o nel male :)
        Resta inteso che ulteriori tuoi consigli o dei tuoi lettori sono per me preziosissimi e apprezzati. ;)
        Buon lavoro a te!!!

        1. Antonio Grazioli 1 commento

          anche io situazione simile alla tua, con ben 30.000 “vecchie” urls da rimappare 1 a 1 con nuove url
          ho fatto così

          -fatto un redirect .htaccess da vecchia-pagina.asp?id=12345 a nuova-pagina.php?id=12345

          -la pagina php prende l’id, cerca in una tabella di database (che ho creato popolandolo con excel con ID e alias Joomla della nuova pagina) l’alias della pagina stessa

          -la pagina php fa il redirect tramite “header: location”….

          una riga in htaccess ma poi è lo script ph che si smazza il tutto…

          1. Giovanni Sacheli 774 risposte

            Bravo Antonio, grazie del commento! La tua mi sembra un’ottima soluzione per velocizzare il lavoro. L’unico consiglio che posso darti è di verificare che nell’header ci sia il redirect 301 e non il 302 (che è temporaneo) tipico del parametro location.

  6. Marco 3 commenti

    Ciao Giovanni, se ho un redirect 301 dalla versione https alla versione http (dello stesso sito) e clicco su un risultato organico di https.. è possibile che la visita in analytics dell’http me la registri come traffico diretto?

    come posso farla registrare come traffico organico?

    grazie mille in anticipo

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Marco grazie per il commento.
      Quando la visita arriva da un dominio con https ad uno http, in Analytics si perde il referral e la visita risulta da traffico diretto. Per mantenere il referral di un https devi atterrare su un https.

      Potrebbe interessarti questo articolo: https://www.evemilano.com/serve-migrare-da-http-a-https/

  7. Davide 2 commenti

    Ho un sito abbastanza vasto in 3 lingue ma di vecchia data, sviluppato senza cms. Adesso vorrei installare wordpress e rifare tutte le pagine sulla nuova piattaforma, questo su stessi dominio e hosting. Se installo wordpress e vado a creare nuove pagine con contenuti e url identici alle vecchie, faccio dei danni?

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Davide, se riuscissi a mantenere gli stessi URL con stessi contenuti sarebbe perfetto, altrimenti è necessario fare i redirect 301.
      Attenzione all’estensione che usi ora, perchè solitamente WordPress non usa estensioni (.html, .php, …).

      1. Davide 2 commenti

        Grazie sei stato gentilissimo. Quindi nel caso risultasse diversa solo l’estensione basterebbe per esempio fare un 301 da sito.net/pagina.html a sito.net/pagina, e se titolo, corpo e immagini sono gli stessi non perderei nulla anche con impaginazione e veste grafica diversa, giusto?

        1. Giovanni Sacheli 774 risposte

          Esatto Davide!

  8. Andrea 2 commenti

    Ciao Giovanni,
    complimenti per l’articolo perchè sei riuscito a far capire parecchie cose anche ad un principiantone come me.
    Vorrei cogliere l’occasione per chiederti un parere su una migrazione di sito ecommerce che mi sto facendo gestire da un webmaster:
    il vecchio sito miodominio.it è gestito da aruba, gira su server linux, è stato realizzato in asp.net (zencart) ed ha solo url dinamici; dovendolo spostare su miodominio.com, gestito da altro provider, basato su CMS Prestashop e quindi con url statici, quale sarebbe la procedura migliore? Il webmaster mi propone solo, tramite gestione DNS, il puntamento del vecchio dominio all’IP del nuovo, abbandonando il vecchio server. Non si rischia così di pregiudicare buona parte della SEO?
    Grazie

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Andrea, come dici tu pensare solo al DNS è molto riduttivo e perderesti tutto il traffico organico verso le pagine interne al sito.

      Ti consiglio di seguire la procedura indicata in questo post se vuoi salvare il traffico da Google, altri motori di ricerca e referral.

      I webmaster spesso tralasciano questi aspetti che reputo “cruciali”, vuoi per mancanza di tempo/budget/voglia.

      1. Andrea 2 commenti

        Grazie mille Giovanni, dovrò trovarmi uno capace a farlo o a supportarmi, non me la sento di farlo da solo, sono sicuro che farei un disastro

  9. daniele 1 commento

    Fantastica l’immagine dell’articolo! Ora mi appresto a leggerlo. :-)

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Grazie Daniele :D spero che la guida ti possa aiutare!

  10. Alessandro 2 commenti

    Ciao Giovanni
    Nel search console ,il cambio di indirizzo lo si deve fare sia per la versione con e senza www?

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Alessandro, grazie del commento.
      Se passi da HTTP ad HTTPS (immagino) il cambio indirizzo è importante farlo sulla versione di dominio precedente.
      Mi spiego meglio, se passi da http-www a https-www il cambio indirizzo va fatto sul vecchio profilo con www. Se non usavi il www cambia indirizzo dal profilo senza www.

      A presto!

  11. Daniele 1 commento

    Salve,
    Mantenendo stesso web server stesso hosting stesso dominio e rinnovare il sito con un nuovo template passando da joomla a WordPress, la procedura è la stessa o si salta qualche passaggio?
    Grazie mille

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Daniele, dato che la struttura di URL molto probabilmente cambierà passando da un CMS all’altro, la cosa importante è impostare bene i redirect 301 dalle vecchie pagine alle nuove. A presto e buon lavoro!

  12. andrea 1 commento

    Ciao,

    prima di tutto complimenti per la guida, sto cercando di seguirla passo a passo, volevo chiederti una cosa riguardo al punto 2 dove dici
    “Scarica il database delle landing page organiche da Google Webmaster Tools e delle immagini che appaiono nei risultati di ricerca.”

    Dove posso scaricare tali immagini, sono riuscito a fare scansione con screaming frog e a correggere alcuni errori, ho scaricato da google webmaster tools le landing page ma non ho trovato le immagini.

    Grazie mille

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Andrea, in effetti la frase non era chiara e l’ho cambiata.
      La lista delle immagini la trovi con una scansione. Su GSC puoi scaricare le landing organiche e le pagine con più backlink. Per ora niente immagini :)

      Grazie per la segnalazione, buon lavoro.

  13. Marco 6 commenti

    Ciao Giovanni, devo seguire il relaunch di un sito, è un redesign quindi senza grandi cambiamenti.

    Vorrei evitare di portare nella nuova versione pagine totalmente inutili, come ad esempio le pagine autore e le relative paginazioni.

    Genererei quindi 404, che di per sé non sono dramma se non fossero tante (ti direi un quinto del totale delle pagine). Domanda: le lascio in 404, dando un segnale a Google di bassa qualità del sito, o forzo un redirect a pagine che però non c’entrerebbero niente?

    Grazie e un caro saluto
    Marco

    1. Giovanni Sacheli 774 risposte

      Ciao Marco grazie per la domanda.
      Io farei dei redirect 301 dalla pagina autore alla pagina blog, ed eliminerei dal front-end tutti i link che puntano a questi URL redirezionati.
      Mi assicurerei anche che queste pagine vengano rimosse dalla sitemap.xml.
      In genere preferisco evitare 404 interni.
      A presto!

      1. Marco 6 commenti

        Grazie Giovanni, gentilissimo come sempre!

        Marco

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